The Floating Piers – ricordi di un’esperienza irripetibile

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Spero davvero che tutti voi abbiate avuto la possibilità di visitare The Floating Piers, la spettacolare istallazione dell’artista bulgaro Christo (quello che una volta ha impacchettato il Reichstag a Berlino, tra le altre cose…) che per 2 settimane a Giugno ha cambiato la geografia del Lago d’Iseo da Sulzano a Montisola.

Una grossa passerella galleggiante rivestita di un tessuto ondulato colore del sole, cangiante al riflesso della luce e dell’acqua. Una breve traversata dal paesino di Sulzano fino a Montisola, e poi una passeggiata fino a girare attorno alla piccola isola di San Paolo (occasione più unica che rara visto che l’isola è privata per cui solitamente non raggiungibile).

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Su questo evento se ne sono sentite di tutti i colori: è bello, è brutto, è una genialata, non è arte, è una schifezza, è uno spreco di denaro, è una grossa opportunità… Ognuno ha detto la sua, e forse non sempre con cognizione di causa.
Io non sono un’esperta critica d’arte (mi emoziona sempre, ma la mia conoscenza si limita all’arte studiata sui libri di scuola), né mi interesso di economia su larga scala (ho già il mio bell’impegno quando devo dare un resto più complicato del solito)… Io capisco al massimo la differenza tra ciò che è bello e ciò che non lo è, tra ciò che mi piace e ciò che proprio no. E questo ponte galleggiante a me è piaciuto, tutto qui. Mi ha reso felice l’esserci stata, aver camminato su questo strano supporto dondolante colore del sole, essermi lasciata cullare dalle onde che passavano leggere sotto il pontile.

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Io ci sono stata al mattino presto, quando il sole appena iniziava a spuntare da dietro le montagne scaldando pian piano l’aria lacustre e giocando a colorare il paesaggio un raggio alla volta. Ho scattato tante fotografie, e mi sono stupita ogni volta di come i colori cambiassero da scatto a scatto: a volte il giallo era freddo e lucente, altre volte sfiorava i toni dell’arancione caldo, altre ancora sembrava di camminare su una lastra dorata. E così il lago e il cielo: azzurro intenso, verde smeraldo, grigio e cupo. In mezzo la costante sensazione di instabilità data dall’ondeggiare continuo di questa strana passerella.

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Porterò nel cuore il ricordo di questa esperienza per lungo tempo, e pensare a questa striscia gialla in mezzo al lago mi metterà allegria. Passando in macchina lungo la tangenziale sopraelevata che costeggia il lago penserò a come una volta ci ho camminato in mezzo, anche se il lago mi fa un po’ paura e non ci puccerei nemmeno mezzo piede. E forse così farà quel cigno un po’ incredulo che per qualche tempo aveva visto cambiare il paesaggio, trovando un comodo punto di riposo in mezzo alle acque del lago.

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Se anche voi siete fan di Steller, potete sfogliare anche lì il mio breve racconto su The Floating Piers.

Inoltre, se siete interessati al lavoro di Christo, potete dare un’occhiata alla pagina su Artsy dedicata alle opere passate dell’artista.
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Biscottini croccanti per cani beneducati

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Anche ai nostri amici a quattro zampe piace trattarsi bene in fatto di alimentazione. Beninteso, sono delle buone forchette in generale (i cani che ho avuto quando ero bambina ad esempio mangiavano qualsiasi cosa venisse loro proposta: pasta, carne, ossicini, eccetera eccetera…), ma non disdegnano qualche manicaretto una volta ogni tanto, e soprattutto adorano ricevere un premio goloso quando sono stati bravi. E se il premio è fatto da voi, sono sicura che loro sentiranno il gusto di tutto l’amore che ci avete messo dentro, e vi vorranno bene più che mai.

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Biscotti per cani
300g di farina (bianca o integrale) + ancora una manciata per impastare
60g di farina di mais
5-6 carote
3 banane mature
1 uovo
70ml di olio di semi
120ml di acqua
:: Si mischiano le due farine in una ciotola capiente. Si pelano le carote e si grattuggiano grossolanamente, mentre si schiacciano le banane con una forchetta. Si aggiungono entrambe alle farine, poi si uniscono l’uovo, l’olio e l’acqua e si mischia bene fino ad ottenere un impasto omogeneo. Se l’impasto è troppo morbido si può aggiungere a questo punto ancora un po’ di farina (si deve ottenere una palla morbida ma non appiccicosa). Si mette l’impasto in frigorifero per una mezzoretta circa, poi si infarina molto bene un piano di lavoro e si stende la pasta a mezzo centimetro circa di spessore. Si tagliano i biscotti (io ho usato una rotella tagliapasta, ma si possono anche usare delle formine per biscotti) e si mettono su una teglia ricoperta di carta da forno. Si fanno cuocere i biscotti in forno preriscaldato a 180° per circa 40 minuti, poi si spegne il forno e vi si lasciano i biscotti ancora finché il forno è caldo, in modo che i biscotti diventino ben croccanti.
Si tolgono i biscotti dal forno e si conservano in una scatola chiusa o in un sacchetto richiudibile per qualche settimana.

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Ho testato questi biscottini sulla piccola Ally, che è piena di energia ed è molto golosa. Ha apprezzato moltissimo, e anzi dopo aver assaggiato il primo biscotto non stava più nella pelle per averne un secondo. Esperimento riuscito insomma.

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Fagottini filanti al cumino

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Toglietemi tutto, ma non il formaggio. Perché io semplicemente lo adoro, e lo metterei davvero in ogni ricetta – volete mettere quanto migliora un piatto quando c’è dentro qualcosa dalla consistenza morbida e filante e dal sapore pieno e avvolgente?! E se una cosa così buona diventa il ripieno di piccoli fagottini speziati, beh io vado proprio in brodo di giuggiole e non ce n’è più per nessuno. Tra l’altro visto che si avvicina il weekend, questa ricetta è ideale per un aperitivo sfizioso che non sia il solito patatine e salatini, che sinceramente son buoni ma fanno un po’ tristezza, e invece un po’ di allegria non guasta.

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Fagottini al formaggio filante e cumino
1 porzione di pasta per pizza o per focaccia
50g di parmigiano grattuggiato
50g di fontina tagliata a cubetti piccoli o grattuggiata grossolanamente
50g di emmenthal tagliato a cubetti piccoli o grattuggiato grossolanamente
1 cucchiaino di cumino in polvere + 1 pizzico
:: Si mischiano innanzitutto i 3 formaggi e si aggiunge un cucchiaino di cumino.
Si stende la pasta e si ricavano dei dischetti con un tagliapasta rotondo oppure con un bicchiere, si riempie ogni disco con un cucchiaio di riepieno e si chiude la pasta a mezzaluna, schiacciando i bordi con la punta di una forchetta (io ho usato questo stampino per ravioli che è comodissimo). Si mettono i fagottini su una teglia ricoperta di carta da forno e si spolevano con ancora un pizzico di cumino in polvere. Si mettono a cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti, finché non saranno belli dorati.

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Zuppa di pomodorini arrosto

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Chi lo sapeva che Maggio quest’anno cadeva in autunno?! Io proprio no, e anzi io proprio non me l’aspettavo ed ero già bell’e pronta con tutta la mia migliore attitudine primaverile: indossare vestiti leggeri, fare lunghe passeggiate esplorando nuovi luoghi, mangiare almeno un gelato al pistacchio al giorno…insomma cose così, frivole e spensierate, cose che mettono di buon umore solo a pensarci. Mai avrei pensato di trovarmi qui a desiderare una tazza di zuppa fumante per confortare una giornata triste e uggiosa.
E invece va proprio così, e quindi non posso far altro che sperimentare un piatto che avevo tenuto da parte in attesa di tempi più appropriati. Siccome la zuppa di pomodoro mi piace moltissimo e mi ricorda la mia amata terra d’Albione, oggi ne provo una variante dal sapore leggermente più deciso, con i pomodorini fatti arrostire per diventare ancora più dolci e gustosi.

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Zuppa di pomodorini arrosto
[x 2-3 porzioni]
500g di pomodori già puliti e lavati [io ho usato i datterini che sono quelli che preferisco]
2 spicchi d’aglio pelati
Timo, sale e pepe
Olio extravergine d’oliva
250ml di brodo vegetale
1 mozzarella
:: Si tagliano i pomodori a spicchi e si mettono su una teglia ricoperta di carta da forno. Si aggiungono gli spicchi d’aglio tagliati a pezzetti (o schiacciati), poi si irrora con olio d’oliva e si cosparge di timo, sale e pepe macinato. Si mette la teglia in forno preriscaldato a 180° per circa una trentina di minuti. Quando i pomodori sono ben arrostiti, si tolgono dal forno e si traferiscono insieme ai succhi di cottura in una pentola capiente, si aggiunge il brodo vegetale e si fa cuocere per una ventina di minuti, poi si frulla molto bene e si serve immediatamente con un filo d’olio extravergine d’oliva a crudo e delle fette di mozzarella.

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I miei 10 locali preferiti a Berlino

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Se pensate che a Berlino il cibo sia solo Currywurst, Krauti e patate bollite, beh vi sbagliate di grosso miei cari. Non solo Berlino è culturalmente parlando una delle città europee più attive e all’avanguardia, ma lo è anche dal punto di vista della sperimentazione culinaria. Le vie del centro sono un susseguirsi di locali, caffè, bar e ristoranti incredibilmente cool, ambienti moderni e menù squisiti. Viene voglia di provarli tutti uno dietro l’altro. Io non li ho proprio provati tutti tutti, ovvio, ma tra quelli dove sono stata ho scelto i miei 10 preferiti in assoluto.

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Wonderpots
[Wonderpots – Georgenstraße, S-Bahnbogen 194, Berlin Mitte]
:: Proprio sotto le arcate della S-Bahn vicino alla stazione di Friedrichstraße, questo locale è specializzato in frozen yogurt: si decide la misura della coppetta, il cameriere la riempie di yogurt-gelato, e poi ci si può sbizzarrire con i toppings, mixando cosine delizione come caramelline mou, salsa al cioccolato bianco, coulis di frutti rossi, granella di nocciole, eccetera eccetera per una lista lunghissima di aggiunte squisite.

Glücklich am Park
[Glücklich am Park – Kastanienallee 54, Berlin Prenzlauer Berg]
:: Kauf dich glücklich è una piccola catena tedesca di negozi di abbigliamento, articoli per la casa e piccoli altri oggetti di design. In questo negozio all’angolo tra Kastanienalle e il Volkspark am Weinbergsweg lo stile moderno ed essenziale degli articoli in vendita al primo piano si uniscono all’aroma dello zucchero a velo spolverato sui waffles caldi del piccolo caffè al pian terreno. Una stanzetta piccola piccola, arredata con tavolini e sedie spaiate dal gusto retrò, ma sempre piena zeppa di mamme con bambini e altri abitanti del quartiere che vengono qui per una cialda croccante o per una pallina di gelato. Se si pensa che glücklich vuol dire felice, mai nome qui fu più azzeccato.

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Der Imbiss W
[Der Imbiss W – Kastanienallee 49, Berlin Prenzlauer Berg]
:: La W del nome è scritta nello stesso font della M di McDonald’s, solo sotto sopra. La provocazione è evidente: qui ogni piatto è preparato al momento con ingredienti freschissimi e vegan friendly, il menù cambia di frequente e tutto è super salutare. Insomma l’idea del fast food è ribaltata e portata all’estremo opposto.

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RisOtto
[RisOtto – Friedrichstraße 115, Berlin Mitte]
:: Se non è chiaro, questo ristorante fa solo risotti. E li fa davvero bene, cambiando ogni giorno la lista di ingredienti e le combinazioni (sempre interessantissime). Insomma una cosa semplice ma ben fatta è meglio di tanti virtuosismi culinari.

Markthalle Neun
[Markthalle Neun – Eisenbahnstraße 42/43, Berlin Kreuzberg]
:: Ogni giovedì sera dalle 18 alle 22 questo spazio nel quartiere di Kreuzberg dedicato al mercato orionale si trasforma nel paradiso dello street food internazionale. Decine di stand super gremiti offrono delizie di ogni genere, tutte di ottima qualità e preparate al momento: ravioli al vapore, tapas, focacce genovesi, mini burger, naan farcito, polpette di carne, quiche, pasta fresca al tartufo, gelato al tè verde… Si vorrebbe provare tutto!

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Hummus & Friends
[Hummus & Friends – Oranienburger Straße 27, Berlin Mitte]
:: A due passi dalla sinagoga, un locale ebraico con le idee chiare e semplici: qui si fa hummus. Di vari tipi, e in varie combinazioni, ma solo hummus. E come per il locale specializzato in risotti, anche qui il piatto forte è innalzato al top della qualità.

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Varga Hennecke
[Varga Hennecke – Oderberger Straße 14, Berlin Prenzlauer Berg]
:: Il mercatino delle pulci domenicale di Mauer Park è a due passi da qui, per cui in questo ristorantino non è difficile essere seduti vicino a gente fichissima pronta a passare il pomeriggio tra le bancarelle di oggetti vintage e abbigliamento di seconda mano. Così questo locale diventa il posto perfetto per il brunch della domenica (i menù che offre sono buonissimi e abbondanti), da mangiare con calma seduti agli sgabelli del bancone, o all’aperto sui tavolini di legno un po’ sghimbesci.

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Sucre et Sel
[Sucre et Sel – Torstraße 132, Berlin Mitte]
:: Per chi ha voglia di piatti raffinati come solo i francesi sanno fare, questo ristorantino dall’atmosfera rustica e accogliente è davvero perfetto. A pranzo è possibile mangiare un piatto di zuppa del giorno e una fetta di quiche per pochissimi euro, la sera i piatti sono più raffinati e il vino è ottimo. Il cameriere parla tedesco con un fortissimo accento francese per cui direi che non manca proprio niente.

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Shiso Burger
[Shiso Burger – Auguststraße 29 c, Berlin Mitte]
:: Provate ad immaginare come sarebbe combinare insieme il concetto di hamburger con la cucina asiatica. Interessante vero?! E’ esattamente quello che fanno da Shiso Burger: polpetta di scampi alla soia con senape al miele, hamburger di vitello marinato in salsa teriyaki, bistecca di tofu con melanzane grigliate… in più tutto quel che è jappo: fagiolini edamame, kimchi, gelato al matcha, mochi e tutto il resto.

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St Oberholz
[St Oberholz – Rosenthaler Straße 72A, Berlin Mitte]
:: Il St Oberholz è nato come locale per il coworking, trasformandosi poi in mini-catena di bar di tendenza: arredamento ultra moderno, wifi gratuito ultraveloce, musica di sottofondo stilosissima, cibo biologico e la clientela più cool di tutta Berlino che lavora al proprio mac gomito a gomito. Il mio posto preferito dove passare i pomeriggi a fantasticare di possibili vite berlinesi.

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Questa top 10 non è ovviamente esaustiva di tutti i locali strafighi che popolano le vie di Berlino. Di liste come queste ne potrei fare ancora almeno un paio, e ancora non avrei finito. Però mi piacerebbe anche avere il vostro parere! Se di recente siete stati a Berlino e c’è qualche locale interessante che avete provato mi piacerebbe conoscerlo!

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Cake alle noci e marmellata di arance

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Ah, la colazione! Io la adoro e non posso proprio fare senza, altrimenti la giornata va sicuramente storta. Ma una cosa che forse adoro ancora di più della colazione, è il profumo che riempie la casa quando la si prepara, si tratti dell’odore un po’ bruciacchiato di una semplice fetta di pane tostato, il profumo caldo dei pancakes appena fatti, l’aroma che rimane forte dal giorno prima di un dolcetto tolto dal forno. E’ come un invito, un modo gentile per dire: buongiorno, mangia queste cose buone e la giornata ti sorriderà.

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Cake alle noci e marmellata di arance
180g di farina (io ho mischiato 100g di farina bianca e 80g di farina integrale)
3 uova
100g di zucchero di canna
150g di burro
4-5 cucchiai di marmellata di arance (se volete farla in casa potete provare questa versione)
1 tazza di noci tritate grossolanamente
1 cucchiaio di lievito in polvere
1 pizzico di sale
:: Innanzitutto si sbattono le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto liscio e soffice. Si aggiunge il burro lasciato ammorbidire, poi le noci e il sale, infine la farina mischiata con il lievito. Per ultima si aggiunge la marmellata, senza mischiare troppo in modo che non si amalgami del tutto che che vada a creare delle “macchie”. Si versa in uno stampo imburrato e infarinato (io ho suddiviso l’impasto in quattro stampini più piccoli, ma si può usare volendo anche uno stampo per muffin) e si mette in forno preriscaldato a 180° a cuocere per circa 45 minuti (meglio sempre controllare la cottura con uno stecchino), poi si lascia raffraddare e si sforma.

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E voi avete un mantra o un’abitudine che vi fa iniziare bene la giornata? Raccontatemelo, sono proprio curiosa di saperlo!

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Bustine fai-da-te di tè nero speziato

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Volevo regalare del tè ad una coppia di amici amanti delle cose naturali, e volevo che il tè fosse innanzitutto buono e dal sapore un po’ originale, ma anche confenzionato in modo grazioso e soprattutto non volevo spendere una fortuna. Non che non ci sia l’imbarazzo della scelta in fatto di tè esotici in confezioni stilose, anzi è proprio il contrario… Però come mio solito volevo aggiungere qualcosa di unico al regalo, quell’attenzione in più che secondo me solo i regali fatti a mano riescono ad avere – certo non sempre è così: ci sono cose che è impossible riprodurre in maniera artigianale e ci sono regali fai-da-te che per carità non si possono vedere… però non foss’altro che per lo sforzo in più, l’homemade vince quasi sempre.

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E’ così che è nata l’idea per queste bustine handmade di tè nero alle spezie. Ho usato come base un tè nero Earl Grey di Fortnum & Mason e a questo ho aggiunto un mix di spezie che ricorda un po’ quello del Gluhwein natalizio, perché volevo ricreare un sapore caldo perfetto per le giornate invernali.
Poi siccome in questo periodo ho una fissazione maniacale per tutto ciò che è esagonale, le mie bustine non potevano che avere 6 lati.

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Bustine fai-da-té con tè nero alle spezie
[x confezionare una scatolina con 10/12 bustine]
sacchettini di carta telata per tè sfuso (come questi – si trovano anche nei negozi specializzati in tè)
50g circa di tè nero in foglie
3-4 cucchiaini (a piacere) di mix di spezie in polvere: cannella, zenzero, pepe nero, chiodi di garofano, cardamomo
ago e filo sottile + macchina per cucito
forbici e pinzatrice
1 foglio di carta colorata/da pacco/…
1 scatolina quadrata (io ho usato una scatola di Altromercato)
:: Innanzitutto si prepara il mix di tè e spezie, mischiando bene insieme tutti gli ingredienti. Qui le combinazioni possono essere praticamente infinite: rooibos + vaniglia, té + menta, karkadé + bacche rosse…
Per creare le bustine, si sceglie per prima cosa quale forma dovranno avere: se decidete di farle quadrate ad esempio, siete facilitati dal fatto che i sacchettini di carta telata sono già chiusi su 3 lati e quindi dovete chiuderli solo su un lato; ma potete decidere anche di fare bustine triangolari, rotonde, a forma di cuore… In ogni caso la cosa migliore da fare è disegnare una forma master su un pezzo di foglio, ritagliare la dima e ricalcarla sui sacchettini in modo che siano tutti più o meno uguali. Per le mie bustine ho scelto una forma esagonale, e se vi state chiedendo come accidenti abbia fatto a disegnare una forma quasi perfetta, beh la risposta alla vostra domanda la trovate qui!
Dopo aver segnato la forma su un lato del sacchetto (su ogni sacchetto ho fatto stare 2 forme) si passa a cucire i bordi: inizialmente avevo pensato di cucire a mano con ago e filo, ma dopo alcune prove mi sono resa conto che innanzitutto i punti venivano troppo irregolari, e inoltre l’ago (per quanto sottile) lasciava dei buchi troppo grossi nella carta, col rischio che questa si rompesse. Per cui, a meno che non siate maestri nell’arte del cucito, il mio consiglio è quello di usare la macchina per cucito: i punti sono regolari e sottili e lavorando con delicatezza la carta rimane intatta*. La cosa IMPORTANTE da fare è ricordarsi di lasciare 1 lato aperto (o uno spazio aperto nel caso ad esempio di un cerchio), altrimenti non è più possibile riempire le bustine (ovvio, ma non scontato…)
Si rifilano con la forbice i lati cuciti, lasciando un paio di millimetri tra il taglio e la cucitura in modo che questa non si disfi. Si riempiono quindi le bustine usando un piccolo cucchiaino o aiutandosi con un mini conetto di carta. Se avete una bilancia digitale e volete essere precisi, potete calcolare circa 2 grammi di tè per porzione – in ogni caso la bustina non deve essere troppo piena. Una volta messo il tè, si completa la cucitura sull’ultimo lato, lasciando alla fine del filo in eccesso che servirà per attaccare il cartellino.
Si ritagliano dei piccoli cartellini da un foglio di carta colorata (io ho usato di nuovo il tema esagonale) e si pinzano all’estremità del filo. Si mettono le bustine in una scatolina e la confezione è pronta!

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* per questo progetto il lavoro di cucito è “sponsored by” mia mamma che con le sue manine dorate e la sua santa pazienza ha contribuito alla perfetta riuscita di questo progetto. Grazie ma!

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Un weekend a Dresda

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Se di recente avete dato un’occhiata al mio feed su Instagram, vi sarete accorti che il mio perpetuo vagabondare mi ha portato in Germania, e più precisamente a Berlino, dove rimarrò per qualche settimana. E visto che da qui è molto comodo raggiungere con poche ore di treno numerose città del nord della Germania, ho pensato che valesse la pena cogliere l’occasione di spuntare qualche voce dalla mia lista di luoghi da vedere e poter aggiungere ancora un puntino o due alla mia mappa dei luoghi visitati.
E così è nata la storia di un weekend a Dresda.

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Durante la seconda guerra mondiale Dresda subì fortissimi bombardamenti che non solo causarono un numero altissimo di vittime (peraltro non totalmente accertabile), ma che distrussero gran parte della città. Eppure oggi la città non ha quasi nulla da rimpiangere rispetto a ciò che era, poiché con risoluta caparbietà molto è stato ricostruito nei minimi dettagli, pietra per pietra fino a ritornare alla bellezza del proprio passato.
E così l’Altstadt (la città vecchia, affacciata sulla riva sud dell’Elba) regala un colpo d’occhio imponente con la sua silhouette barocca. Basta fare due passi sulla Brühlsche Terrasse fino a raggiungere la Semperoper e il palazzo dello Zwinger per restare davvero affascinati dall’elegante decadenza di questa parte della città. Qui tutto è molto ordinato, tranquillo, ben curato – le case hanno allegre facciate in graziosi colori pastello, caffè e ristoranti hanno un’aria un po’ retrò, con poltroncine di pelle e camerieri in divisa.

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Poi si attraversa il fiume per raggiungere la Neustadt e qui l’atmosfera cambia radicalmente. Le viuzze sono strette e poco trafficate, ad ogni angolo la street art impazza sui muri delle case e negozi e locali alternativi riempiono il quartiere di un’atmosfera dinamica e gioiosa (nella Neustadt di Dresda abita infatti una percentuale altissima di under 35). E’ un luogo magico dove è bello perdersi (anche se letteralmente impossibile) per lasciarsi stupire da dettagli del tutto inaspettati.

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Inaspettati appunto, come ad esempio i cortili interni del Kunsthofpassage, dove le facciate delle case hanno stravaganti decorazioni che si muovono con il vento o che suonano con la pioggia. Un angolo di pura magia.

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Qualche consiglio (mangiare, dormire e altre amenità)

Innanzitutto la cosa migliore da fare è scaricarsi una guida della città: pur essendo una routardiana convinta, ho trovato utilissimo scaricare dalla sezione eBooks del sito di Lonely Planet il capitolo dedicato (in inglese) – è stata sicuramente una scelta economica (ogni capitolo costa circa 3 euro, oppure l’intero eBook viene attorno ai 10) e molto pratica (le mie spalle ringraziano per averle risparmiate di un peso in più da scarrozzare in giro qua e là…).
Le altre due cose da scaricarsi sullo smartphone sono una mappa della città diponibile offline (le City Maps To Go di Ulmon secondo me sono fichissime e permettono di avere percorsi e liste di luoghi preferiti anche senza connessione) e la app dei trasporti pubblici di Dresda (io ho scaricato ad esempio il VVO Navigator), in modo da calcolare percorsi e tariffe dei mezzi in tempo reale.
Insomma tutto della serie “tecnologia dove sarei senza di te”. Davvero.

Hostel Mondpalast [Louisenstraße 77] – per un pernottamento di 2 notti (credo che 2/3 giorni siano più che sufficienti per visitare Dresda – tutti i punti di interesse sono concentrati a breve distanza gli uni dagli altri e tutto è comodamente raggiungibile a piedi) ho scelto questo ostello fichissimo nel cuore della Neustadt, con stravaganti decorazioni in tema astronomico/astrologico. Le camerate sono pulite e lo staff è super cordiale. In più a pianterreno c’è un bar super stiloso, perfetto per passare la serata senza uscire nel gelo invernale.

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Curry & co. [Louisenstraße 62] – se siete già stati in Germania almeno una volta, sapete bene che qui vanno matti per il currywurst – per intenderci il wurstel spolverato con abbondante curry e servito con ketchup e panino o patatine a scelta. Beh in questo imbiss (termine intraducibile che indica baracchini/negozietti di simil street food) il concetto di currywurst viene reinventato in maniera fantasiosa e gustosissima: al posto del ketchup salsine sfiziose come senape + miele o crema al burro d’arachidi, patatine di verdure miste e varianti veggie comprese. Il tutto servito nella cornice di una grafica super bold (e sapete come vado in brodo di giuggiole per una grafica ben fatta). Ah, e tra l’altro qui siamo a due passi due dall’Hostel Mondpalast, per cui gli attacchi di fame in tarda serata sono belli che risolti.

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Kochbox [Görlitzer Straße 4] – Sempre nel cuore della Neustadt c’è un altro imbiss, specializzato stavolta in delisiosi burgers 100% homemade (polpetta di carne compresa). Il locale è moderno, ma i dettagli sono delicati e squisitamente fuori posto, come i piattini ricamati e spaiati tra loro o i tulipani sui tavolini.

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Insomma bella Dresda. Quella che ho trovato è una città accogliente e cordiale, e incredibilmente creativa e spinta in avanti. Certo, il tedesco di qui ha un accento un po’ strano, e non è difficile trovare in giro per la città scritte in sorabo che potrebbero confondere le idee anche al tedescofono più preparato. Ma la simpatia della gente di qui ripaga sicuramente di ogni difficoltà linguistica.

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Voi siete mai stati a Dresda? Che impressione ne avete avuto? C’è qualche città tedesca che mettereste tra i luoghi assolutamente da vedere?

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Burro d’arachidi fatto in casa

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Durante le due settimane passate in Vermont la scorsa estate, mi sono spesso fermata a fare la spesa in un supermercato specializzato in organic food, in cibo bio, ma bio per davvero – tipo che i contadini della zona portano lì quotidianamente i loro prodotti per essere venduti, e i cibi vengono per la maggior parte venduti sfusi (compri la confezione una volta, e quella dopo te la riporti da casa e non la paghi più). In questo paradiso della spesa alimentare ho avuto un’illuminazione tanto semplice quanto geniale: c’era su uno scaffale un grosso tubo trasparente pieno di arachidi già sgusciate, e in fondo al tubo era attaccata una specie di manopola che se girata faceva scendere le noccioline già trasformate in burro d’arachidi. Così, solo schiacciandole. E così mi sono resa conto che il burro di arachidi – udite udite! – è fatto SOLO con arachidi. E nient’altro. Nella mia mente c’erano ingredienti complicatissimi come estratti di questo o emulsioni di quello…e invece niente. Solo semplici noccioline da schiacciare, tritare, mischiare e poter spalmare a volontà su una fetta di pane.

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Burro d’arachidi
:: Per ottenere 2-3 vasetti di burro d’arachidi ci vogliono circa 500gr di arachidi già sgusciate. Basta metterle nel mixer e azionarlo per circa una decina di minuti. La magia viene da sé: le arachidi prima diventeranno tutte triturate grossolanamente, poi si creerà una polvere compatta e poi a poco a poco l’impasto diventerà sempre più liscio e cremoso! Se vi pare che la crema sia troppo densa/pastosa, si può aggiungere un cucchiaino o due di olio di semi, ma di solito non è necessario. Una volta ottenuta la consistenza giusta, si mette il burro d’arachidi nei vasetti e si conserva fino a un mese (non dovrebbe essere necessario, ma io lo tengo in frigorifero per sicurezza).

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E voi invece? Avete mai avuto qualche “illuminazione culinaria”? Raccontatemi un po’!

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Un’idea per tenere traccia dei propri viaggi

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Ho letto da qualche parte (probabilmente in uno di quegli articoli che girano su Facebook) che il bisogno di viaggiare è nel dna, motivo per cui alcune persone sono più inclini a viaggiare di altre. Io questa caratteristica genetica penso proprio di averla, perché non riesco davvero a stare ferma senza viaggiare per più di qualche settimana. E’ più forte di me, mi viene quasi il formicolio alle dita dei piedi e devo ad ogni costo partire, spostarmi, andare via.
Ad esempio sono in partenza per Roma dove starò per qualche giorno, e poi da lì volerò a Berlino dove rimarrò per 3 settimane (e a proposito, se siete in una di queste due città fatemi un fischio per un caffè!).
Ogni viaggio è una collezione di momenti che porto nel cuore, e mi piaceva l’idea di avere una visione d’insieme di tutti questi ricordi, una sorta di cartolina personalizzata con tutti i mei souvenirs dal mondo. Lo spunto per questo progetto l’ho preso come spesso accade da Pinterest, dove gli esempi di mappe di questo tipo sono infiniti (e ce ne sono anche alcune versioni già pronte in vendita su Etsy, come questa).

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La mappa dei viaggi
:: Per questo progetto ho usato una mappa acquistata da Paperchase (non sembrano essere sul sito, ma hanno una bella collezione di stampe dal gusto vintage) e uno di quei pannelli di sughero da appendere in cucina e a cui attaccare note e foglietti (simile a questo). Ho tagliato via la cornice del pannello per farlo diventare della stessa misura della mappa, e ho passato un leggero dito di stucco bianco tutto attorno per rendere i bordi lisci. Poi ho semplicemente incollato la mappa sul pannello e aggiunto e ganci per quadri sul retro.

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Mi sono divertita a filmare un timelapse mentre completavo la mappa. Ecco il video qui sotto!


My travels world map – the making of from Betulì on Vimeo.

La cosa che più mi piace di questo progetto è che lo potrò continuamente aggiornare con tutti i nuovi luoghi che visiterò. Un modo semplicissimo di avere un colpo d’occhio dei ricordi di viaggio più belli.

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