The Floating Piers – ricordi di un’esperienza irripetibile

TheFloatingPiers1

Spero davvero che tutti voi abbiate avuto la possibilità di visitare The Floating Piers, la spettacolare istallazione dell’artista bulgaro Christo (quello che una volta ha impacchettato il Reichstag a Berlino, tra le altre cose…) che per 2 settimane a Giugno ha cambiato la geografia del Lago d’Iseo da Sulzano a Montisola.

Una grossa passerella galleggiante rivestita di un tessuto ondulato colore del sole, cangiante al riflesso della luce e dell’acqua. Una breve traversata dal paesino di Sulzano fino a Montisola, e poi una passeggiata fino a girare attorno alla piccola isola di San Paolo (occasione più unica che rara visto che l’isola è privata per cui solitamente non raggiungibile).

TheFloatingPiers9

TheFloatingPiers3

Su questo evento se ne sono sentite di tutti i colori: è bello, è brutto, è una genialata, non è arte, è una schifezza, è uno spreco di denaro, è una grossa opportunità… Ognuno ha detto la sua, e forse non sempre con cognizione di causa.
Io non sono un’esperta critica d’arte (mi emoziona sempre, ma la mia conoscenza si limita all’arte studiata sui libri di scuola), né mi interesso di economia su larga scala (ho già il mio bell’impegno quando devo dare un resto più complicato del solito)… Io capisco al massimo la differenza tra ciò che è bello e ciò che non lo è, tra ciò che mi piace e ciò che proprio no. E questo ponte galleggiante a me è piaciuto, tutto qui. Mi ha reso felice l’esserci stata, aver camminato su questo strano supporto dondolante colore del sole, essermi lasciata cullare dalle onde che passavano leggere sotto il pontile.

TheFloatingPiers8

TheFloatingPiers7

Io ci sono stata al mattino presto, quando il sole appena iniziava a spuntare da dietro le montagne scaldando pian piano l’aria lacustre e giocando a colorare il paesaggio un raggio alla volta. Ho scattato tante fotografie, e mi sono stupita ogni volta di come i colori cambiassero da scatto a scatto: a volte il giallo era freddo e lucente, altre volte sfiorava i toni dell’arancione caldo, altre ancora sembrava di camminare su una lastra dorata. E così il lago e il cielo: azzurro intenso, verde smeraldo, grigio e cupo. In mezzo la costante sensazione di instabilità data dall’ondeggiare continuo di questa strana passerella.

TheFloatingPiers5

TheFloatingPiers2

TheFloatingPiers4

Porterò nel cuore il ricordo di questa esperienza per lungo tempo, e pensare a questa striscia gialla in mezzo al lago mi metterà allegria. Passando in macchina lungo la tangenziale sopraelevata che costeggia il lago penserò a come una volta ci ho camminato in mezzo, anche se il lago mi fa un po’ paura e non ci puccerei nemmeno mezzo piede. E forse così farà quel cigno un po’ incredulo che per qualche tempo aveva visto cambiare il paesaggio, trovando un comodo punto di riposo in mezzo alle acque del lago.

TheFloatingPiers6

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Se anche voi siete fan di Steller, potete sfogliare anche lì il mio breve racconto su The Floating Piers.

Inoltre, se siete interessati al lavoro di Christo, potete dare un’occhiata alla pagina su Artsy dedicata alle opere passate dell’artista.
Continue Reading

I miei 10 locali preferiti a Berlino

Berlin-Food

Se pensate che a Berlino il cibo sia solo Currywurst, Krauti e patate bollite, beh vi sbagliate di grosso miei cari. Non solo Berlino è culturalmente parlando una delle città europee più attive e all’avanguardia, ma lo è anche dal punto di vista della sperimentazione culinaria. Le vie del centro sono un susseguirsi di locali, caffè, bar e ristoranti incredibilmente cool, ambienti moderni e menù squisiti. Viene voglia di provarli tutti uno dietro l’altro. Io non li ho proprio provati tutti tutti, ovvio, ma tra quelli dove sono stata ho scelto i miei 10 preferiti in assoluto.

Berlin-Food2

Wonderpots
[Wonderpots – Georgenstraße, S-Bahnbogen 194, Berlin Mitte]
:: Proprio sotto le arcate della S-Bahn vicino alla stazione di Friedrichstraße, questo locale è specializzato in frozen yogurt: si decide la misura della coppetta, il cameriere la riempie di yogurt-gelato, e poi ci si può sbizzarrire con i toppings, mixando cosine delizione come caramelline mou, salsa al cioccolato bianco, coulis di frutti rossi, granella di nocciole, eccetera eccetera per una lista lunghissima di aggiunte squisite.

Glücklich am Park
[Glücklich am Park – Kastanienallee 54, Berlin Prenzlauer Berg]
:: Kauf dich glücklich è una piccola catena tedesca di negozi di abbigliamento, articoli per la casa e piccoli altri oggetti di design. In questo negozio all’angolo tra Kastanienalle e il Volkspark am Weinbergsweg lo stile moderno ed essenziale degli articoli in vendita al primo piano si uniscono all’aroma dello zucchero a velo spolverato sui waffles caldi del piccolo caffè al pian terreno. Una stanzetta piccola piccola, arredata con tavolini e sedie spaiate dal gusto retrò, ma sempre piena zeppa di mamme con bambini e altri abitanti del quartiere che vengono qui per una cialda croccante o per una pallina di gelato. Se si pensa che glücklich vuol dire felice, mai nome qui fu più azzeccato.

Berlin-Food4

Der Imbiss W
[Der Imbiss W – Kastanienallee 49, Berlin Prenzlauer Berg]
:: La W del nome è scritta nello stesso font della M di McDonald’s, solo sotto sopra. La provocazione è evidente: qui ogni piatto è preparato al momento con ingredienti freschissimi e vegan friendly, il menù cambia di frequente e tutto è super salutare. Insomma l’idea del fast food è ribaltata e portata all’estremo opposto.

Berlin-Food5

RisOtto
[RisOtto – Friedrichstraße 115, Berlin Mitte]
:: Se non è chiaro, questo ristorante fa solo risotti. E li fa davvero bene, cambiando ogni giorno la lista di ingredienti e le combinazioni (sempre interessantissime). Insomma una cosa semplice ma ben fatta è meglio di tanti virtuosismi culinari.

Markthalle Neun
[Markthalle Neun – Eisenbahnstraße 42/43, Berlin Kreuzberg]
:: Ogni giovedì sera dalle 18 alle 22 questo spazio nel quartiere di Kreuzberg dedicato al mercato orionale si trasforma nel paradiso dello street food internazionale. Decine di stand super gremiti offrono delizie di ogni genere, tutte di ottima qualità e preparate al momento: ravioli al vapore, tapas, focacce genovesi, mini burger, naan farcito, polpette di carne, quiche, pasta fresca al tartufo, gelato al tè verde… Si vorrebbe provare tutto!

Berlin-Food7

Hummus & Friends
[Hummus & Friends – Oranienburger Straße 27, Berlin Mitte]
:: A due passi dalla sinagoga, un locale ebraico con le idee chiare e semplici: qui si fa hummus. Di vari tipi, e in varie combinazioni, ma solo hummus. E come per il locale specializzato in risotti, anche qui il piatto forte è innalzato al top della qualità.

Berlin-Food8

Varga Hennecke
[Varga Hennecke – Oderberger Straße 14, Berlin Prenzlauer Berg]
:: Il mercatino delle pulci domenicale di Mauer Park è a due passi da qui, per cui in questo ristorantino non è difficile essere seduti vicino a gente fichissima pronta a passare il pomeriggio tra le bancarelle di oggetti vintage e abbigliamento di seconda mano. Così questo locale diventa il posto perfetto per il brunch della domenica (i menù che offre sono buonissimi e abbondanti), da mangiare con calma seduti agli sgabelli del bancone, o all’aperto sui tavolini di legno un po’ sghimbesci.

Berlin-Food9

Sucre et Sel
[Sucre et Sel – Torstraße 132, Berlin Mitte]
:: Per chi ha voglia di piatti raffinati come solo i francesi sanno fare, questo ristorantino dall’atmosfera rustica e accogliente è davvero perfetto. A pranzo è possibile mangiare un piatto di zuppa del giorno e una fetta di quiche per pochissimi euro, la sera i piatti sono più raffinati e il vino è ottimo. Il cameriere parla tedesco con un fortissimo accento francese per cui direi che non manca proprio niente.

Berlin-Food10

Shiso Burger
[Shiso Burger – Auguststraße 29 c, Berlin Mitte]
:: Provate ad immaginare come sarebbe combinare insieme il concetto di hamburger con la cucina asiatica. Interessante vero?! E’ esattamente quello che fanno da Shiso Burger: polpetta di scampi alla soia con senape al miele, hamburger di vitello marinato in salsa teriyaki, bistecca di tofu con melanzane grigliate… in più tutto quel che è jappo: fagiolini edamame, kimchi, gelato al matcha, mochi e tutto il resto.

Berlin-Food11

St Oberholz
[St Oberholz – Rosenthaler Straße 72A, Berlin Mitte]
:: Il St Oberholz è nato come locale per il coworking, trasformandosi poi in mini-catena di bar di tendenza: arredamento ultra moderno, wifi gratuito ultraveloce, musica di sottofondo stilosissima, cibo biologico e la clientela più cool di tutta Berlino che lavora al proprio mac gomito a gomito. Il mio posto preferito dove passare i pomeriggi a fantasticare di possibili vite berlinesi.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Questa top 10 non è ovviamente esaustiva di tutti i locali strafighi che popolano le vie di Berlino. Di liste come queste ne potrei fare ancora almeno un paio, e ancora non avrei finito. Però mi piacerebbe anche avere il vostro parere! Se di recente siete stati a Berlino e c’è qualche locale interessante che avete provato mi piacerebbe conoscerlo!

Continue Reading

Un weekend a Dresda

Dresda 1

Se di recente avete dato un’occhiata al mio feed su Instagram, vi sarete accorti che il mio perpetuo vagabondare mi ha portato in Germania, e più precisamente a Berlino, dove rimarrò per qualche settimana. E visto che da qui è molto comodo raggiungere con poche ore di treno numerose città del nord della Germania, ho pensato che valesse la pena cogliere l’occasione di spuntare qualche voce dalla mia lista di luoghi da vedere e poter aggiungere ancora un puntino o due alla mia mappa dei luoghi visitati.
E così è nata la storia di un weekend a Dresda.

Dresda 2

Dresda 3

Durante la seconda guerra mondiale Dresda subì fortissimi bombardamenti che non solo causarono un numero altissimo di vittime (peraltro non totalmente accertabile), ma che distrussero gran parte della città. Eppure oggi la città non ha quasi nulla da rimpiangere rispetto a ciò che era, poiché con risoluta caparbietà molto è stato ricostruito nei minimi dettagli, pietra per pietra fino a ritornare alla bellezza del proprio passato.
E così l’Altstadt (la città vecchia, affacciata sulla riva sud dell’Elba) regala un colpo d’occhio imponente con la sua silhouette barocca. Basta fare due passi sulla Brühlsche Terrasse fino a raggiungere la Semperoper e il palazzo dello Zwinger per restare davvero affascinati dall’elegante decadenza di questa parte della città. Qui tutto è molto ordinato, tranquillo, ben curato – le case hanno allegre facciate in graziosi colori pastello, caffè e ristoranti hanno un’aria un po’ retrò, con poltroncine di pelle e camerieri in divisa.

Dresda 4

Dresda 5

Poi si attraversa il fiume per raggiungere la Neustadt e qui l’atmosfera cambia radicalmente. Le viuzze sono strette e poco trafficate, ad ogni angolo la street art impazza sui muri delle case e negozi e locali alternativi riempiono il quartiere di un’atmosfera dinamica e gioiosa (nella Neustadt di Dresda abita infatti una percentuale altissima di under 35). E’ un luogo magico dove è bello perdersi (anche se letteralmente impossibile) per lasciarsi stupire da dettagli del tutto inaspettati.

Dresda 7

Inaspettati appunto, come ad esempio i cortili interni del Kunsthofpassage, dove le facciate delle case hanno stravaganti decorazioni che si muovono con il vento o che suonano con la pioggia. Un angolo di pura magia.

Dresda 6

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Qualche consiglio (mangiare, dormire e altre amenità)

Innanzitutto la cosa migliore da fare è scaricarsi una guida della città: pur essendo una routardiana convinta, ho trovato utilissimo scaricare dalla sezione eBooks del sito di Lonely Planet il capitolo dedicato (in inglese) – è stata sicuramente una scelta economica (ogni capitolo costa circa 3 euro, oppure l’intero eBook viene attorno ai 10) e molto pratica (le mie spalle ringraziano per averle risparmiate di un peso in più da scarrozzare in giro qua e là…).
Le altre due cose da scaricarsi sullo smartphone sono una mappa della città diponibile offline (le City Maps To Go di Ulmon secondo me sono fichissime e permettono di avere percorsi e liste di luoghi preferiti anche senza connessione) e la app dei trasporti pubblici di Dresda (io ho scaricato ad esempio il VVO Navigator), in modo da calcolare percorsi e tariffe dei mezzi in tempo reale.
Insomma tutto della serie “tecnologia dove sarei senza di te”. Davvero.

Hostel Mondpalast [Louisenstraße 77] – per un pernottamento di 2 notti (credo che 2/3 giorni siano più che sufficienti per visitare Dresda – tutti i punti di interesse sono concentrati a breve distanza gli uni dagli altri e tutto è comodamente raggiungibile a piedi) ho scelto questo ostello fichissimo nel cuore della Neustadt, con stravaganti decorazioni in tema astronomico/astrologico. Le camerate sono pulite e lo staff è super cordiale. In più a pianterreno c’è un bar super stiloso, perfetto per passare la serata senza uscire nel gelo invernale.

Dresda10

Curry & co. [Louisenstraße 62] – se siete già stati in Germania almeno una volta, sapete bene che qui vanno matti per il currywurst – per intenderci il wurstel spolverato con abbondante curry e servito con ketchup e panino o patatine a scelta. Beh in questo imbiss (termine intraducibile che indica baracchini/negozietti di simil street food) il concetto di currywurst viene reinventato in maniera fantasiosa e gustosissima: al posto del ketchup salsine sfiziose come senape + miele o crema al burro d’arachidi, patatine di verdure miste e varianti veggie comprese. Il tutto servito nella cornice di una grafica super bold (e sapete come vado in brodo di giuggiole per una grafica ben fatta). Ah, e tra l’altro qui siamo a due passi due dall’Hostel Mondpalast, per cui gli attacchi di fame in tarda serata sono belli che risolti.

Dresda8

Kochbox [Görlitzer Straße 4] – Sempre nel cuore della Neustadt c’è un altro imbiss, specializzato stavolta in delisiosi burgers 100% homemade (polpetta di carne compresa). Il locale è moderno, ma i dettagli sono delicati e squisitamente fuori posto, come i piattini ricamati e spaiati tra loro o i tulipani sui tavolini.

Dresda9

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Insomma bella Dresda. Quella che ho trovato è una città accogliente e cordiale, e incredibilmente creativa e spinta in avanti. Certo, il tedesco di qui ha un accento un po’ strano, e non è difficile trovare in giro per la città scritte in sorabo che potrebbero confondere le idee anche al tedescofono più preparato. Ma la simpatia della gente di qui ripaga sicuramente di ogni difficoltà linguistica.

Dresda 11

Voi siete mai stati a Dresda? Che impressione ne avete avuto? C’è qualche città tedesca che mettereste tra i luoghi assolutamente da vedere?

Continue Reading

Dove mangiare a Parigi [nonostante tutto la fame continua]

Paris10

Per qualche settimana non sono stata sicura se scrivere questo post. Poi però ci ho pensato su e mi sono detta che nonostante tutto la fame continua. Non solo quella di croissant e baguette. Parlo anche della fame di vedere, di scoprire, di vivere. Quella fame che ci spinge a non fermarci ad un sapore una volta provato, ma ci sprona ad assaporarne un altro, e poi un altro e un altro ancora. Ogni luogo in cui andiamo ha una sua storia, una sua vita, un suo sapore. E io sono convinta ora più che mai che dobbiamo avere fame di questi luoghi. Luoghi meravigliosi, proprio come Parigi.
E poi dopo tutto questo assaporare, magari a qualcuno può venir fame per davvero…e allora permettemi di darvi il mio modestissimo parere su alcuni posticini parigini dove fare il pieno di sapori, colesterolo e carboidrati. Bon appetit!

paris2

Le Pain Quotidien
:: Questa catena di fornerie/gastronomie ha dietro un’idea molto semplice quanto efficace (nonché molto alla moda): pane fresco e cibi bio cucinati con ingredienti di stagione, da mangiare seduti attorno ad una grande tavolata di legno. Mangiare saduti a fianco di perfetti sconosciuti non è mai stato così fico.
A Parigi di queste boulangerie ce ne sono un sacco, la mia preferita è quella dietro i giardini del Palais Royal, dove a mezzogiorno impiegati e uomini d’affari si ritrovano qui per la pausa pranzo.

Le Pain Quotidien – Victoires
5 rue des Petits Champs (1° arr.)

Paris3

Gontran Cherrier
:: Gontran Cherrier è più o meno la versione francese di Jamie Oliver (ho cercato un paragone italiano ma non mi è venuto in mente…chiedo venia) – nato in una famiglia di boulanger, ha viaggiato in lungo e in largo, ha studiato e raffinato l’arte della forneria, è diventato una celebrità televisiva, ha pubblicato libri e ha aperto una stilosissima boulangerie ai piedi di Montmartre. Baguette e panini di tutti i tipi (integrali, ai semini, con farine rare…) farciti con interessanti mix super gustosi.

Gontran Cherrier Boulanger
22 rue Caulaincourt (18° arr.)

Paris4

La Crêperie des Canettes
:: Nella creperia delle ochette si sta come sardine in una scatoletta, tant’è che per sedersi e alzarsi è il cameriere che sposta avanti e indietro i micro tavolini di legno (e una volta seduti sulla lunga panca non ci si alza più fino alla fine del pasto). Insomma non è posto per claustrofobici. Però che crêpes ragazzi! Ce n’è per tutti i gusti, galettes integrali con farciture salate oppure crêpes dolci con ripieni ipercalorici (dal caramello al burro salato alla crema di marroni). E’ una piccola enclave bretone dove l’atmosfera è allegra, e dove volendo si può origliare quello che dicono i vicini di tavolo.

La Crêperie des Canettes
10, rue des canettes (6° arr.)

Paris5

La Parenthèse
:: Nella patria della croque monsieur, fa molto ridere trovare un locale specializzato in grilled cheese (che fondamentalmente altro non è che il cugino americano della croque). Però insomma, ne vale la pena. Un localino  dai delicati colori pastello dall’atmosfera molto fifties dove per pochi euro si sceglie il ripieno del panino e un piccolo contorno. E’ un posto che mette allegria ed è proprio perfetto per un pranzetto veloce.

La Parenthèse
20 Rue Richer (9° arr.)

Paris7

Honor
:: Honor è il primo caffé indipendente di Parigi completamente all’aperto. Nascosto all’interno di un cortile dell’elegantissima (e costosissima) Rue St Honoré, è un luogo davvero unico dove caffè e dolcetti sono di qualità ottima e l’accoglienza è calorosa a dispetto della location (che comunque è fornita di pannelli riscaldanti).

Honor
54 Rue Du Faubourg St Honoré (8° arr.)

Paris6

Simpl
:: Un localino alla buona con una manciata di tavolini, dove un signore gentile ti illustra in poche parole il menù del giorno (è scritto anche su una lavagnetta, ma la calligrafia è geroglifica). Si sceglie tra zuppa, qualche insalata e un paio di dessert. Insomma ci si accontenta, ma senza fatica, visto che i piatti sono buonissimi e di una semplicità confortante.

Simpl
49 Rue de la Folie Méricourt (11°arr.)

Paris8

Café Kitsuné
:: Già la Galerie Montpensier e tutta la zona attorno al Palais Royal è di sicuro una delle mie preferite a Parigi, se poi ci trovo anche un locale dove il caffé è buono buono e lo stile e il servizio sono made in Japan allora beh davvero non c’è partita. Mi piace tutto di questo caffé, a partire dal fatto che parte delle caratteristiche del vecchio negozio sono state conservate (come l’insegna ad esempio), ma poi il tocco jappo si vede nel minimalismo super elegante e nei modi gentili del personale. E andandoci verso fine giornata, magari capita che vi regaleranno un piccolo biscotto a forma di volpe con la codina spezzata.

Café Kitsuné
51, Galerie Montpensier (1°arr.)

Paris9

La Vache dans les Vignes
:: Un’enoteca/formaggeria dove sanno come convincerti ad assaggiare cose ottime (che comunque c’era poco da convincermi, sia ben chiaro). Funziona così: ci si siede ad una delle due tavolate, si sceglie quale vino bere (anche solo un bicchiere) e cosa assaggiare tra formaggi e salumi. Un pezzo di baguette ad accompagnare il tutto e via. I ragazzi che ci lavorano sono giovani e preparatissimi, e l’atmosfera è tutt’altro che snob.

La Vache dans les Vignes
46 quai de Jemmapes (10°arr.)

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Non mi ritengo assolutamente un’esperta di Parigi, anzi! dopo solo due settimane mi sento tuttalpiù una principiante… Per cui, se ci sono degli esperti parisiens là fuori, mi piacerebbe avere i vostri pareri e consigli da raccogliere per la prochaine fois!

Continue Reading

Bonjour Paris! Vita parigina e pensieri sparsi

Paris1

Ohlala! Sono da poco tornata dal mio soggiorno in solitaria a Parigi. Non ero mai stata in questa città, e devo dire che l’ho letteralmente amata (mi è perfino venuta una voglia matta di rispolverare il francese – e al liceo io odiavo il francese – e di parlarlo ad ogni occasione).
In dieci giorni ho avuto la possibilità non solo di visitare la città come ogni turista farebbe, ma anche di viverla, di osservarla, di assaporarla: i giardini che si colorano d’autunno, le viuzze strette e i palazzi bianchi, i passaggi nascosti, i caffé con i tavolini all’aperto… trovo che Parigi sia una città al contempo elegantissima e autentica, raffinata e conviviale, e per un po’ ho provato a immedesimarmi con essa e ho giocato alla vita parigina, sotto un cappello per ripararmi dalla pioggia e con una baguette sotto il braccio.

Ovviamente non starò qui a raccontarvi tutto quello che ho visto/fatto/provato (a quanto pare ero l’unica persona al mondo a non aver mai visto Parigi, per cui che ve la racconto a fare?!). Il massimo che posso fare è consigliarvi alcuni posticini graziosi dove mangiare a pranzo cose buonissime da leccarsi i baffi o dove bere un caffè e tirarsi su con un dolcino (e intendo farlo nei prossimi giorni). Intanto però vi butto lì alcuni pensieri random, idee sparse che ho annotato ogni volta che mi colpiva qualcosa di incredibilmente parigino:

– I croissant sono talmente burrosi che se li schiacci quasi ti rimane il puro burro sulle dita.

– Vietato sedersi uno di fronte all’altro nei tavolini all’aperto! Ci si accomoda uno accanto all’altro, e anche mentre si chiacchera si osserva la strada, come a non volersi perdere la vita che scorre davanti.

– Le sedie dappertutto son così strette! Perfino sulla metro… È una campagna contro l’obesità?

– Tutti i bar fanno ancora il vero happy hour: paghi uno, bevi due. Che non è male.

– Le persone fumano come turchi. Dappertutto, appena possono.

– Ci sono persone stilosissime. E un nutrito numero di fichi pazzeschi.

– Quando è previsto di mettersi in coda, la fila è fatta per essere rispettata. In caso contrario sciambola, chi prima arriva…

– Ma come fanno le persone a restare magre con tutte le cose buone che mangiano?! Nelle vetrine dei negozi ci sono cose deliziose: dolci, formaggi, salumi…io ingrasso solo a guardarle.

– Sarà pure una città enorme, ma in certe zone la tranquilla vita di quartiere è ancora una cosa seria e i suoi abitanti la custodiscono gelosamente.

– A volte ho l’impressione che la vita qui scorra con una lentezza infinita. Basta prendersela con calma.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

E voi che impressioni avete di Parigi? Cosa vi è rimasto più impresso di questa città?

Continue Reading

Le persone che lasciano un segno

gary turner - route 66

Ci imbattiamo a volte in persone che hanno la capacità di lasciare un segno indelebile nella nostra vita, con i loro racconti, le loro emozioni, il loro cuore aperto verso di noi.
Due anni fa io e la mia amica Marianna abbiamo attraversato l’America da est a ovest percorrendo la storica Route 66, alla scoperta ingenua e spensierata di un paese che è molto più di quello che vediamo nei telefilm. L’America autentica è fatta di storie difficili, spesso dolorose, ma sempre piene di speranza e di totale altruismo. Attraversando il Missouri ci siamo imbattute nella Gay Parita Sinclair Station, una vecchia statione di servizio trasformata in una vera e propria collezione di cimeli e memorabilia della Route. E’ qui che abbiamo l’incontro più speciale di tutto il viaggio: Gary Turner, il proprietario, ci ha accolto come se ci fossimo conosciuti da sempre, facendosi sentire parte di qualcosa di forte, facendoci conoscere lo spirito della Route. Ci ha regalato una vecchia fotografia e ci ha detto che saremmo rimasti amici per sempre. Ed  è stato più o meno così davvero – oggi è davvero così facile essere in contatto sui social networks! – seguendo i ricordi e i racconti su facebook dei viaggiatori che come noi hanno avuto la fortuna di incontrare Gary.
La scorsa settimana un comunicato sulla pagina facebbok della Gay Parita Sinclair Station ha annunciato la morte di Gary, e il mio pensiero è andato a lui che ci salutava con la mano mentre riprendevamo il nostro viaggio che non sarebbe stato lo stesso senza di lui.
I messaggi su facebook si sono susseguiti a centinaia, e ognuno racconta i ricordi dei momenti passato con Gary con un affetto enorme. E in fondo, nella settimana di San Valentino, credo sia questo il vero significato dell’amore: lasciare che persone come Gary entrino nel nostro cuore e ne conservino un pezzettino per sempre.
Ciao Gary!

Continue Reading

Japan by rail /5 – dove dormire

Japan11_hostels

Con questo post vorrei sfatare almeno un paio di miti: quello per cui in Giappone i prezzi sono proibitivi e quello per cui i giapponesi dormono abitualmente in stretti cubicoli. Capsule Hotels a parte, che sono sì dotati di micro stanze disposte in fila come fossero i cassetti di una scarpiera (ma che non sono più luoghi malfamati e di dubbia moralità come un tempo – oggi ce ne sono di ultima tendenza e ultra design), in Giappone si poernotta in qualsiasi tipo di albergo si decida di scegliere: hotel di lusso a più e più stelle, ostelli della gioventù, locande tradizionali dove si dorme sul tatami, ryokan con bagni termali annessi, e via dicendo. E dal tipo di alloggio ovviamente dipende anche la fascia di prezzo (ça va sans dire): la nostra scelta è stata sempre orientata al basso profilo, optando per ostelli e locande a conduzione familiare – in questo modo abbiamo contenuto al massimo i prezzi dei pernottamenti ma senza mai rinunciare alle cose che ci fan sentire a casa. E facciamo che ve li racconto qua – che magari non è che partite per il Giappone dopodomani, ma se prima o poi vi viene voglia di andarci, sapete dove venire a prendere qualche consiglio.

Japan11_hostels1

Sapporo – Ino’s Place
Questo piccolo ostello in un quartire residenziale nella parte sud della città ha una collezione infinita di giochi giocattoli e attrezzi da giocoleria, tutti in bella mostra nella sala comune al pian terreno, pronti per essere presi in prestito o acquistati se c’è posto in valigia. Le regole sono precise, ma espresse con cordialità – e in inglese, che non è scontato. Ino’s Place

Japan11_hostels2

Tazawako – Youth Hostel
Si chiama ostello della gioventù, ma questo posto è un vero è proprio rifugio in puro stile tradizionale. Si dorme sul tatami, in stanze minimali e pulitissime; ci si rilassa in un onsen termale dove l’acqua è caldissima; la cucina casalinga offre cibi squisiti e nutrienti, e la colazione è quella tradizionale giapponese con riso, pesce, uova e frutta. E fuori la natura selvaggia dei monti giapponesi, e la notte il silenzio è rotto solo dal canto dei grilli. Tazawako Youth Hostel

Japan11_hostels3

Tokio – Khaosan Laboratory
Khaosan è il nome di una mini-catena di ostelli eccentrici e moderni, location di tendenza e arredamenti di design. Solo a Tokio ce ne sono quasi una decina – noi abbiamo scelto il Laboratory, più recente e di dimensioni più contenute. L’atmosfera è quella dei manga colorati e un po’ nerdy, e a noi il nerd piace sempre. Khaosan Tokio Laboratory

Japan11_hostels4

Osaka – Hostel 64
L’ostello tra i più fichi in cui io abbia dormito è a Osaka, creato in un edificio ristrutturato da un gruppo di giovani designers e architetti. Il concetto è quello della locanda tradizionale (si dorme sul tatami – vedere per credere qui e qui), ma tuffato nella più moderna concezione del design: arredi moderni e ricercati, musica stilosa in sottofondo, lounge bar aperto fino a tardi. Insomma una figata. Hostel 64 Osaka

Japan11_hostels5

Kyoto – Khaosan Theatre
In questa sede del Khaosan abbiamo sperimentato la cosa più vicina alla “capsule”: in questo ostello le camerate hanno minimo 10 posti letto, grandi blocchi uno sopra l’altro come se fosse una lunga fila di letti a castello in legno e cartongesso. Troppa gente infastidisce? Neanche per sogno, dentro ogni nicchia c’è tutta la privacy e il silenzio che si vuole. Khaosan Kyoto Theatre

Japan11_hostels6

Fukuoka – Khaosan Annex
Per la nostra ultima notte giapponese ci siamo affidati di nuovo ad un Khaosan perché ormai sapevamo di andare sul sicuro. Ci ha fatto molto ridere la stanza con vista sopraelevata (si tratta comunque di una questione puramente estetica, al lato pratico la finestra chiusa lascia fuori ogni rumore). Khaosan Fukuoka Annex (adesso si chiama Kia Ora)

Continue Reading

Japan by rail /4 – lo sfarzo di Kyoto e la speranza di Hiroshima

Japan9_Kyoto1

Kyoto
Abbiamo visitato Kyoto nella maniera più intelligente possibile: noleggiando delle biciclette ad un prezzo stracciato. Con i maggiori punti d’interesse sparsi ad ogni angolo della città e pochissimo tempo a disposizione, questa si è rivelata la scelta vincente. Anche se voler vedere tutto ciò che Kyoto offre è un po’ come cercare di completare l’album delle figurine – ce n’è sempre qualcuna che manca. D’altra parte l’Unesco ne ha dichiarato patrimonio dell’umanità ben 17 siti: templi buddhisti e santuari shintoisti soprattutto, ognuno unico nel suo genere.

Japan9_Kyoto2

Japan9_Kyoto3

Japan9_Kyoto4

C’è ad esempio il Kinkaku-ji con il suo famosissimo padiglione d’oro. O il Ginkaku-ji, dove il tempio principale è chiamato padiglione d’argento anche se argentato non è. O ancora il Ryoan-ji e il suo giardino zen fatto di 15 rocce alla deriva in un mare di sabbia. Per un’intera giornata ci siamo spostate da tempio a tempio, pedalando nel traffico cittadino e sfrecciando sui marciapiedi proprio come fanno i giapponesi. Ogni tempio, ogni santuario ha qualcosa di speciale che lo rende unico e diverso dagli altri – vietato pensare “visto uno visti tutti”.

Japan9_Kyoto5

Che comunque Kyoto non è solo templi e spiritualità, seppur sfarzosa, ricca e stupefacente. La prima cosa che si pensa nominando Kyoto sono le Geisha, donne bellissime vestite con abiti tradizionali incredibilmente elaborati (diversi dai più semplici kimono che molte giapponesi indossano normalmente nel loro tempo libero), maestre dell’intrattenimento cortese ed elegante. Il loro “quartier generale” è in un edificio in legno nel quartiere di Gion, all’ingresso un guardiano impedisce ai curiosi di intrufolarsi a ficcare il naso. Qualche cliente arriva a piedi o in taxi e viene fatto entrare con tutti gli onori del caso. Qualcuno invece arriva in auto ma non per restare, e per i curiosi questo è di certo il cliente migliore: la Geisha esce per lui, passi piccoli e delicati e movimenti lenti per entrare in auto senza inciampare nel vestito. Un sorriso discreto, la portiera si richiude e l’auto se ne va, probabilmente diretta verso uno dei locali lussuosi e costosissimi di Ponto-cho, per una cena con vista sul fiume.

******

Japan10_Hiroshima1

Hiroshima
Usciti dalla stazione ferroviaria di Hiroshima ci si addentra in una città assolutamente normale: grandi palazzi di cemento, lunghe vie di negozi, gallerie dello shopping e del divertimento, il tram che attraversa la città dal un punto all’altro. Al centro si apre il Parco della Pace, un ampio spazio verde disseminato di monumenti commemorativi a ricordo di quel terribile giorno del 1945 che cambiò per sempre il volto della città, il corso della storia e la vita di migliaia di persone. Sulla sponda opposta del fiume che costeggia il parco si erge spettrale l’A-dome, l’edificio divenuto simbolo della città, con lo scheletro della cupola che ogni sera viene illuminato a ricordo di ciò che accadde. Al lato opposto del parco, il cenotafio con la fiamma della pace e dietro di esso il Museo della Pace, che racconta senza peli sulla lingua i fatti che portarono allo sgancio della bomba e gli effetti devastanti dello scoppio.

Japan10_Hiroshima2

Japan10_Hiroshima3

Sono tante le storie che si intrecciano tristemente con lo scoppio della bomba atomica, ma più di tutte mi ha colpito profondamente quella della piccola Sasaki Sadako. A 11 anni scoprì di essere malata di leucemia, lei che quel 6 Agosto aveva poco più di un anno. Pur consapevole della gravità della malattia che l’aveva colpita, decise di costruire 1000 origami a forma di gru nella speranza di guarire, poiché la gru è per i giapponesi simbolo di longevità. Morì un anno dopo, senza aver avuto il tempo di finire le sue gru. I suoi compagni di classe decisero di portare avanti l’impresa delle 1000 gru di carta di Sadako – era il 1955. Da allora ogni giorno migliaia di gru colorate arrivano spedite da tutto il mondo e vengono deposte accanto al monumento dedicato a Sadako, diventata simbolo degli effetti della bomba atomica e della speranza che può comunque continuare ad esistere nonostante tutto.

Continue Reading

Japan by rail /3 – tutte le facce di Tokio

Japan4_tokio1

Di Tokio si potrebbe parlare per ore. E’ una città che lascia perplessi (se esiste un modo positivo di essere perplessi), perché raccoglie dentro di sé un’infinità di modi di essere, tutti diversissimi tra loro ma totalmente in sintonia. Immaginavo Tokio come nient’altro he una megalopoli di vetro e cemento, senza cuore né anima. Mi sbagliavo in pieno, Tokio è molto di più, è un luogo di  modernità estrema, tradizione secolare, follia allo stato puro, stravaganze impensabili – è una città dove in qualche modo ci si riesce perfino a sentire a casa.

Japan4_tokio2

Japan4_tokio3

Senso-ji, Meiji-Jingu e uno scatenato Matsuri
I templi più visitati della capitale sono imponenti, grandi e sfarzosi. Sono il tempio buddhista di Senso-Ji e il santuario Shintoista di Miji-Jingu. Il primo circondato dalla vita frenetica di mercatini di souvenir nel bel mezzo del quartiere di Asakusa, un agglomerato sgimbescio di case che sembrano schiacciarsi l’una accanto all’altra, regala sicuramente il meglio di sé a chi riesce a goderne la vista alla sera, quando è buio e il complesso è illuminato da un gioco di luci perfette, studiato appositamente per mettere in risalto ogni ricamo, ogni curvatura del legno, ogni spigolo dei tetti arrotondati.  Il secondo è immerso in un grande bosco dove il suono dei grilli che cantano è quasi assordante, ci si arriva camminando lungo un grande viale all’ombra di piante altissime. Qui ci imbattiamo in un matrimonio shintoista, con gli sposi vestiti in bellissimi abiti tradizionali,  il corteo nuziale guidato dai monaci che recitano preghiere ai kami. Ed è di nuovo qui che assaporiamo l’anima folle e scatenata dei giapponesi quando partecipano ad un Matsuri – feste popolari dedicate agli spiriti sacri: un susseguirsi instancabile di balli festosi, abiti tradizionali dai colori sgargianti, canti sorrisi e una gioia che non sembra vera, almeno non in un popolo che all’apparenza sembra all’opposto pacato e a tratti noioso. Che di certo è tutta facciata – l’animo vero è quello che non vede l’ora di divertirsi alla follia.

Japan4_tokio4

Odaiba, Shibuya e la modernità del futuro
A Tokio ci sono edifici dall’aspetto futuristico, grattaceli altissimi, grandi costruzioni di vetro che risplendono al sole. Sono soprattutto a Odaiba, un’isola artificiale a cui si accede con una monorotaia che percorre veloce una grande ponte sulla baia. E’ un luogo di divertimenti, di shopping e di stravaganze – c’è perfino un Gundam a grandezza naturale (parliamo di un energumeno d’acciaio alto 18 metri). Oppure si trovano a Omote-sando, il viale dello shopping di lusso dove le grandi firme della moda hanno assoldato i migliori architetti e i designer più famosi per fare dei loro atelier vere e proprie opere d’arte urbana.
E poi c’è la frenesia ordinata e silenziosa delle persone in movimento, ogni momento senza sosta. Abbiamo ammirato questa frenesia dall’alto, gurdando giù su Shibuya, l’incrocio più trafficato al mondo dove ogni minuto migliaia di persone attraversano la strada senza urtarsi, in una danza perfetta in cui tutti si schivano e vanno per la loro strada in maniera efficientissima.

Japan4_tokio5

Il Mercato del pesce di Tsukiji
Più di 2000 tonnellate di pesce passano ogni giorno dal mercato ittico più grande del mondo. All’esterno del mercato carrelli, muletti e biciclette frecciano in tutte le direzioni come se stessero ballando una coreografia, all’interno i banchi del pesce si susseguono lungo stretti corridoi da percorrere facendo attenzione a non urtare le casse di polistirolo contenenti qualsiasi pesci di ogni specie. Qui la vita inizia prestissimo, con l’asta del tonno rosso all’alba, e poi fino al mattino inoltrato il pesce viene venduto fresco, oppure preparato per essere congelato e spedito chissà dove.

Japan4_tokio6

Il Sumo ad Arashio-beya
Ogni mattina dalle 6 alle 9, un gruppo di giovanissimi lottatori di sumo si allena nella piccola palestra di Arashio-beya, una stanza con le pareti di legno e per terra il cerchio di sabbia dove avvengono i combattimenti. Dalla strada una grande vetrata regala ai passanti la possibilità di assistere discretamente agli allenamenti, vedere come gli atleti si scontrano con una forza incredibilmente disciplinata tanto quanto può sembrare violenta.

Continue Reading

Japan by rail /2 – luoghi pieni di spiritualità

Impossibile non rimanere colpiti e affascinati dalla spiritualità giapponese. I templi e i complessi monastici sono sfarzosi e imponenti, ma la religione è vissuta in maniera semplice, naturale e intima. Le religioni principali sono Shintoismo e Buddhismo, e molti giapponesi praticano entrambi i culti visitando annualmente sia un tempio shintoista sia uno buddhista. Esiste una ritualità molto precisa per la purificazione prima di entrare in un tempio: ci si lava le mani e ci si sciacqua la bocca, si accende dell’incenso e se ne respira il fumo profumato, si butta una moneta all’ingresso del tempio, si battono le mani 2 volte e si prega in silenzio, per pochi minuti, per poi battere dinuovo le mani. E questo ad ogni tempio, ad ogni santuario, ad ogni preghiera. Ma con naturalezza.

Japan5_nikko1

Japan5_nikko2

Nikko
La guida riportava un antico detto giapponese: non dire kekko (magnifico) se non hai visto Nikko. Un folto bosco racchiude e protegge il complesso di templi. Il Tosho-gu, santuario shintoista è un susseguirsi di torii (i grandi portali d’ingresso ai templi) e di templi, salendo via via sempre più in alto lungo una ripida scala in mezzo al bosco. Tutto davvero magnifico – l’antico detto non sbagliava.

Japan6_koyasan1

Japan6_koyasan2

Koyasan
Da Osaka si prende un trenino locale che si inerpica su per la montagna in un percorso lento e a zigzag. Poi al capolinea si passa su una funicolare che porta in vetta, e da lì si prende un pullmino fino alla cittadina di Koyasan, sede da secoli del buddhismo esoterico in Giappone. Così sia veramente il buddhismo esoterico non lo saprei dire, ma di certo questo posto trasuda spiritualità da ogni pezzo di legno, da ogni  pietra, da ogni ago di pino. C’è un bosco con un sentiero in mezzo, e tra gli alberi un cimitero secolare dove sono sepolti samurai e shogun, le pietre sono diventate parte del bosco, inglobate dal muschio e dalle radici degli alberi. Ci sono cimiteri dei bimbi mai nati, con le stautette abbigliate con bavaglini e berretti. Ci sono decine di templi dove scoprire leggende e storie di monaci e asceti. Ci sono riti e credenze porta fortuna che ci siamo anche noi cimentate a provare. Soprattutto c’è pace, pazienza, tranquillità.

Japan7_nara1

Japan7_nara2

Nara
Andiamo a Nara in giornata da Kyoto per visitare il tempio di Todai-ji, dove nell’edificio di legno più grande al mondo è custodita una delle statue bronzee del Buddha Cosmico più grandi al mondo. Già questo vale il tragitto, per potersi riempire gli occhi dell’imponenza di un luogo così – lo fanno, turisti, curiosi, fedeli. Ma lo stupore arriva percorrendo il parco che porta al tempio: branchi interi di cervi vivono liberamente nel bosco, e aspettano che i turisti comprino un pacchettino di cialde per scroccare instistentemente qualcosa da mangiare.

Japan8_inari1

Japan8_inari2

Fushimi-Inari
A 10 minuti 10 di treno da Kyoto (e a 2 passi 2 dalla stazione ferroviaria) si trova uno dei Santuari shintoisti più incredibili che abbiamo visitato durante tutto il nostro viaggio. All’inizio sembra un posto come ne abbiamo visti tanti altri, ci si purifica, si accede al tempio e si recita la propria preghiera. Poi però si gira attorno al tempio e si sale da una prima scalinata, e poi iniziano: centinaia di torii color rosso fuoco racchiudono e proteggono il sentiero che girando attorno alla montagna porta fino al tempio interno del complesso. E’ un percorso magico, con la luce che filtra rossastra tra una porta e l’altra, e di tanto in tanto una statua a forma di volpe spunta lungo il sentiero a protezione di chi lo percorre.

Continue Reading