Hummus di zucca

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Il fatto che adori l’hummus e in generale tutte le cose super cremose non è di certo una di quelle cose coperte da segreto professionale, anzi tutto il contrario. Ormai ho fatto talmente tanti esperimenti (questo ad esempio – e ce ne sono un altro paio in arrivo) che potrei perfino arrivare a definirmi un’esperta in materia ;-P
E allo stesso modo sapete bene quanto mi piace la zucca (se servissero delle prove le trovate qui, qui e qui, e potrei aggiungerne  ma non vorrei risultare troppo insistente). Comunque sia la adoro, e trovo che stia bene con una lista infinita di cose buonissime (altre verdure, spezie, ricette salate, cosine dolci…). E se aggiunta alla ricetta classica dell’hummus, il risultato è una crema di un colore allegrissimo e dal sapore agrodolce. Guardacaso proprio due delle cose che amo trovarmi davanti quando si tratta di cibo.

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Hummus alla zucca
1 spicchio d’aglio
1 lattina di ceci (già scolati e sciacquati)
200gr circa di purea di zucca (la polpa di 1 spicchio circa, lessata e passata in purea)
3 cucchiai d’olio d’oliva
2 cucchiai di tahini
1 cucchiai di sciroppo d’acero
1 pizzico di sale
:: Si mettono tutti gli ingredienti nel mixer e si frullano per bene fino ad ottenere una crema liscia e morbida. Se la crema dovesse risultare troppo densa si aggiunge ancora un po’ di olio fino ad ottenere la consistenza giusta.
Si serve l’hummus con del pane naan, delle tortillas o nelle piccole tigelline calde.

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Cosa fare col pandoro avanzato: il french toast di Jamie

Pandoro French Toast 1

Non so come funziona da voi, ma chez moi ogni anno dopo le festività mi ritrovo la dispensa piena di panettoni a metà, ritrovati di pandoro con lo zucchero a velo umidiccio e rimasugli di cioccolatini e dolcetti dal sapore natalizio. Certo, tutte cose che possono essere mangiate a colazione per le settimane a venire, ma sapete com’è, io poi mi annoio se mi tocca mangiare la stessa cosa per più di due mattine di fila, e il rischio è quello che mi dimentichi degli avanzi fino a data da destinarsi… Così, volendo trovare qualche idea sfiziosa per dare un’altra faccia e un altro sapore alle scorte natalizie, ho pensato di prendere spunto da una ricetta del nuovo libro di Jamie Oliver “Everyday Super Food”: un french toast ripieno ai lamponi che a vederlo sul libro farebbe resuscitare i morti. Certo il libro tratta di cibi sani e non parla proprio per niente di pandoro o cose simili, ma una libertà stilistica ogni tanto non si nega a nessuno, e poi ho pensato che se il pandoro è di ottima qualità, sono certa che Jamie approverebbe comunque.

Pandoro French Toast 2

French Toast di Pandoro ripieno ai Lamponi
(da una ricetta del libro “Everyday Super Food” di Jamie Oliver)
[dosi x 1 porzione]
1 fetta di pandoro spessa circa 3cm (ricavata tagliando il pandoro in orizzontale)
1 uovo
1 cucchiaio di yogurt magro (meglio se piuttosto liquido)
1 pizzico di cannella
1 manciata di lamponi
olio di oliva
zucchero a velo e semi di zucca (facoltativi)
:: Si taglia delicatamente il centro del pandoro, creando una tasca ma senza arrivare con l’incisione fino al bordo. Si riempie la tasca di lamponi, schiacciandoli bene per farcene stare un bel po’, ma senza rompere il pandoro.
In una fondina capiente si mischia l’uovo leggermente sbattuto con lo yogurt e la cannella, poi ci si mette la fetta di pandoro e si lascia che si inzuppi bene, rigirandola un paio di volta su entrambi i lati.
Si fa scaldare una padella antiaderente con un filo d’olio di oliva e ci si mette a friggere il toast, versando anche il composto d’uovo in eccesso in modo che si formi una crosticina bella spessa. Si passa da entrambi i lati per un paio di minuti, finché l’uovo è dorato e il pandoro inizia a diventare croccante – è importante fare molta attenzione quando si cambia lato perché i lamponi non devono uscire!
Si serve il toast ancora caldo con una spolverata di zucchero a velo e una manciata di semi di zucca (e perché no una cucchiaiata di yogurt e ancora qualche lampone fresco).

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E da voi che succede dopo Natale? Anche voi siete sommersi di cibo delle feste? Come lo riutilizzate? Raccontatemi un po’!

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Ripartiamo dal 2016 (ma niente buoni propositi)

chez Betuli

Mi fanno sempre sorridere i buoni propositi dell’anno nuovo (soprattutto quando a formularli sono io stessa): se una cosa non l’ho fatta fino all’altro ieri (mettermi a dieta, fare sport, essere più buona, imparare a fare questo o quello…), è davvero poco probabile che riuscirò a metterla in pratica dopodomani. Però capisco che una volta ogni tanto ci sia bisogno di una bella auto-spinta psicologica, di darsi una pacca sulla spalla mentre ci si dice “dai, questa volta ce la possiamo proprio fare” – insomma è bello ricordarsi che il nostro fan numero uno siamo noi, e che non c’è cosa migliore che credere in sé stessi.

Per quanto mi riguarda, il mio 2016 ricomincia (pian piano) da qui, perché dopo essermi data alla macchia per quasi un anno, ho una voglia matta di ritornare a chiacchierare un po’ con voi e raccontarvi le cose strampalate che succedono chez Betulì.
E in attesa delle varie idee che ho in ballo per il prossimo futuro, mi sembra giusto fare un piccolo ripasso social-multimediale, così se per caso capitasse che non mi trovate qui, sapete dove venire a cercarmi:
– innanzitutto su Instagram (che è decisamente la mia app preferita) @bettycominotti, e Twitter @betuli
– ho anche aperto una pagina Facebook legata al blog chezbetuli – fa un po’ tenerezza perché è appena nata, ma datele tempo…
– se vi piacciono le storie di Steller, lì mi trovate come @betuli – vi racconto qualche storia di viaggi, esplorazioni e scoperte e di tutto un po’
– se vi piace leggere i post dei vostri blog preferiti in feed ordinato e stilosissimo come quello di Bloglovin, non dimenticate di aggiungere chez Betulì ai blog che seguite!
– durante il trasloco mi sono resa conto di avere un numero imbarazzante di cose (leggi vestiti, scarpe, accessori, ecc) mai messe, quasi nuove, o comunque ancora molto molto belle. Per cui mi sono iscritta a VideDressing e ci ho aperto una piccola boutique
– allo stesso modo, negli anni ho raccolto gioielli e accessori vintage che ahimé non posso più indossare. E quindi ho aperto uno shop su Etsy, che è il posto ideale per gli amanti delle cose antiche e graziose

Beh insomma, questo è più o meno tutto, con il proposito di avere sempre qualche stramba idea da condividere in ognuno di questi angoli di web.
E voi invece? Avete qualche proposito per l’anno nuovo? Raccontatemeli! E non scordate di venirmi a trovare, vi aspetto!

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Collezione di: idee per regalini DIY dell’ultimissimo minuto

Last Minute DIY Gifts

-2 giorni a Natale. In questo count down alle festività che di natalizio non ha avuto proprio niente (niente freddo, niente neve, niente di niente) magari qualcuno si è scordato di pensare a tutti i regali sulla sua lista. E allora io ve la butto lì: in pochissimo tempo potreste sempre mettere in cantiere qualche pensierino fai-da-te, che è sempre gradito soprattutto se a tema gastronomico.
E poi fidatevi: anche solo un paio d’ore spese per creare qualcosa di grazioso da regalare è un antistress infallibile che rasserenerà l’atmosfera natalizia.

Da sinistra, in alto:
Scaldamani tascabili / Preparato per biscotti / Sciarpa decolorata / Miele alla curcuma per il mal di gola
Sciarpa decorata con stampini di sedano / Grappa alla liquirizia / Caramelline gommose a forma di omino / Guanti fatti con un vecchio maglione
Tazza con decoro lavagna (su cui lasciare un messaggio d’auguri) / Borsa fatta con un tappeto / Crema di caramello al burro salato /Sciarpa decorata con stampini di patata
Sale al rosmarino / Copricuscini fatti con vecchie camicie / Ciotole decorate col pennarello indelebile / Barrette energetiche di frutta secca
Sciarpa decorata con stampini di mela / Sciroppo alla vaniglia per il caffé / Porta-gioie secreto ricavato in un libro / Olio d’oliva aromatizzato

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Frullato speziato ai cachi

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Se penso a tutti i cachi che ho mangiato in queste settimane, mi viene da credere che presto la pelle mi diventerà arancione e i capelli si trasformeranno in un grazioso picciolo marroncino. La nostra piccola pianta in giardino ne ha fatti 6 (deve ancora crescere, l’abbiamo piantata lo scorso inverno) però da ogni dove sono arrivati amici e parenti manco fossero i re magi con cassette stracolme di cachi che volentieri abbiamo accettato e messo in cantina a maturare. Tra l’altro quella sua consistenza un po’ viscidina che a tantissime persone non piace è proprio una delle cose che amo di più di questo frutto cicciottello, tanto da renderlo uno dei miei frutti preferiti. Una delle gioie dell’autunno insomma.
E siccome capita anche il i cachi abbiano un sacco di proprietà benefiche (fibre, potassio, vitamina c e tante altre cosine), non c’è ingrediente migliore per la colazione dell’autunno, magari frullato insieme ad un cucchiaio di yogurt e a qualche spezia, che in questo periodo riscalda e comunque non guasta mai.

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Frullato speziato ai cachi
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1 tazza di latte
1 tazza di yogurt magro
2 cachi ben maturi
1 cucchiaino di mix di spezie per pan di zenzero (oppure un mix di cannella, noce moscata e cardamomo)
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
:: Si pelano e cachi e si tagliano a tocchetti, poi si mettono nel frullatore insieme a tutti gli altri ingredienti e si frulla bene fino ad avere una crema liquida e liscia.

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Dove mangiare a Parigi [nonostante tutto la fame continua]

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Per qualche settimana non sono stata sicura se scrivere questo post. Poi però ci ho pensato su e mi sono detta che nonostante tutto la fame continua. Non solo quella di croissant e baguette. Parlo anche della fame di vedere, di scoprire, di vivere. Quella fame che ci spinge a non fermarci ad un sapore una volta provato, ma ci sprona ad assaporarne un altro, e poi un altro e un altro ancora. Ogni luogo in cui andiamo ha una sua storia, una sua vita, un suo sapore. E io sono convinta ora più che mai che dobbiamo avere fame di questi luoghi. Luoghi meravigliosi, proprio come Parigi.
E poi dopo tutto questo assaporare, magari a qualcuno può venir fame per davvero…e allora permettemi di darvi il mio modestissimo parere su alcuni posticini parigini dove fare il pieno di sapori, colesterolo e carboidrati. Bon appetit!

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Le Pain Quotidien
:: Questa catena di fornerie/gastronomie ha dietro un’idea molto semplice quanto efficace (nonché molto alla moda): pane fresco e cibi bio cucinati con ingredienti di stagione, da mangiare seduti attorno ad una grande tavolata di legno. Mangiare saduti a fianco di perfetti sconosciuti non è mai stato così fico.
A Parigi di queste boulangerie ce ne sono un sacco, la mia preferita è quella dietro i giardini del Palais Royal, dove a mezzogiorno impiegati e uomini d’affari si ritrovano qui per la pausa pranzo.

Le Pain Quotidien – Victoires
5 rue des Petits Champs (1° arr.)

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Gontran Cherrier
:: Gontran Cherrier è più o meno la versione francese di Jamie Oliver (ho cercato un paragone italiano ma non mi è venuto in mente…chiedo venia) – nato in una famiglia di boulanger, ha viaggiato in lungo e in largo, ha studiato e raffinato l’arte della forneria, è diventato una celebrità televisiva, ha pubblicato libri e ha aperto una stilosissima boulangerie ai piedi di Montmartre. Baguette e panini di tutti i tipi (integrali, ai semini, con farine rare…) farciti con interessanti mix super gustosi.

Gontran Cherrier Boulanger
22 rue Caulaincourt (18° arr.)

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La Crêperie des Canettes
:: Nella creperia delle ochette si sta come sardine in una scatoletta, tant’è che per sedersi e alzarsi è il cameriere che sposta avanti e indietro i micro tavolini di legno (e una volta seduti sulla lunga panca non ci si alza più fino alla fine del pasto). Insomma non è posto per claustrofobici. Però che crêpes ragazzi! Ce n’è per tutti i gusti, galettes integrali con farciture salate oppure crêpes dolci con ripieni ipercalorici (dal caramello al burro salato alla crema di marroni). E’ una piccola enclave bretone dove l’atmosfera è allegra, e dove volendo si può origliare quello che dicono i vicini di tavolo.

La Crêperie des Canettes
10, rue des canettes (6° arr.)

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La Parenthèse
:: Nella patria della croque monsieur, fa molto ridere trovare un locale specializzato in grilled cheese (che fondamentalmente altro non è che il cugino americano della croque). Però insomma, ne vale la pena. Un localino  dai delicati colori pastello dall’atmosfera molto fifties dove per pochi euro si sceglie il ripieno del panino e un piccolo contorno. E’ un posto che mette allegria ed è proprio perfetto per un pranzetto veloce.

La Parenthèse
20 Rue Richer (9° arr.)

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Honor
:: Honor è il primo caffé indipendente di Parigi completamente all’aperto. Nascosto all’interno di un cortile dell’elegantissima (e costosissima) Rue St Honoré, è un luogo davvero unico dove caffè e dolcetti sono di qualità ottima e l’accoglienza è calorosa a dispetto della location (che comunque è fornita di pannelli riscaldanti).

Honor
54 Rue Du Faubourg St Honoré (8° arr.)

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Simpl
:: Un localino alla buona con una manciata di tavolini, dove un signore gentile ti illustra in poche parole il menù del giorno (è scritto anche su una lavagnetta, ma la calligrafia è geroglifica). Si sceglie tra zuppa, qualche insalata e un paio di dessert. Insomma ci si accontenta, ma senza fatica, visto che i piatti sono buonissimi e di una semplicità confortante.

Simpl
49 Rue de la Folie Méricourt (11°arr.)

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Café Kitsuné
:: Già la Galerie Montpensier e tutta la zona attorno al Palais Royal è di sicuro una delle mie preferite a Parigi, se poi ci trovo anche un locale dove il caffé è buono buono e lo stile e il servizio sono made in Japan allora beh davvero non c’è partita. Mi piace tutto di questo caffé, a partire dal fatto che parte delle caratteristiche del vecchio negozio sono state conservate (come l’insegna ad esempio), ma poi il tocco jappo si vede nel minimalismo super elegante e nei modi gentili del personale. E andandoci verso fine giornata, magari capita che vi regaleranno un piccolo biscotto a forma di volpe con la codina spezzata.

Café Kitsuné
51, Galerie Montpensier (1°arr.)

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La Vache dans les Vignes
:: Un’enoteca/formaggeria dove sanno come convincerti ad assaggiare cose ottime (che comunque c’era poco da convincermi, sia ben chiaro). Funziona così: ci si siede ad una delle due tavolate, si sceglie quale vino bere (anche solo un bicchiere) e cosa assaggiare tra formaggi e salumi. Un pezzo di baguette ad accompagnare il tutto e via. I ragazzi che ci lavorano sono giovani e preparatissimi, e l’atmosfera è tutt’altro che snob.

La Vache dans les Vignes
46 quai de Jemmapes (10°arr.)

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Non mi ritengo assolutamente un’esperta di Parigi, anzi! dopo solo due settimane mi sento tuttalpiù una principiante… Per cui, se ci sono degli esperti parisiens là fuori, mi piacerebbe avere i vostri pareri e consigli da raccogliere per la prochaine fois!

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Bonjour Paris! Vita parigina e pensieri sparsi

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Ohlala! Sono da poco tornata dal mio soggiorno in solitaria a Parigi. Non ero mai stata in questa città, e devo dire che l’ho letteralmente amata (mi è perfino venuta una voglia matta di rispolverare il francese – e al liceo io odiavo il francese – e di parlarlo ad ogni occasione).
In dieci giorni ho avuto la possibilità non solo di visitare la città come ogni turista farebbe, ma anche di viverla, di osservarla, di assaporarla: i giardini che si colorano d’autunno, le viuzze strette e i palazzi bianchi, i passaggi nascosti, i caffé con i tavolini all’aperto… trovo che Parigi sia una città al contempo elegantissima e autentica, raffinata e conviviale, e per un po’ ho provato a immedesimarmi con essa e ho giocato alla vita parigina, sotto un cappello per ripararmi dalla pioggia e con una baguette sotto il braccio.

Ovviamente non starò qui a raccontarvi tutto quello che ho visto/fatto/provato (a quanto pare ero l’unica persona al mondo a non aver mai visto Parigi, per cui che ve la racconto a fare?!). Il massimo che posso fare è consigliarvi alcuni posticini graziosi dove mangiare a pranzo cose buonissime da leccarsi i baffi o dove bere un caffè e tirarsi su con un dolcino (e intendo farlo nei prossimi giorni). Intanto però vi butto lì alcuni pensieri random, idee sparse che ho annotato ogni volta che mi colpiva qualcosa di incredibilmente parigino:

– I croissant sono talmente burrosi che se li schiacci quasi ti rimane il puro burro sulle dita.

– Vietato sedersi uno di fronte all’altro nei tavolini all’aperto! Ci si accomoda uno accanto all’altro, e anche mentre si chiacchera si osserva la strada, come a non volersi perdere la vita che scorre davanti.

– Le sedie dappertutto son così strette! Perfino sulla metro… È una campagna contro l’obesità?

– Tutti i bar fanno ancora il vero happy hour: paghi uno, bevi due. Che non è male.

– Le persone fumano come turchi. Dappertutto, appena possono.

– Ci sono persone stilosissime. E un nutrito numero di fichi pazzeschi.

– Quando è previsto di mettersi in coda, la fila è fatta per essere rispettata. In caso contrario sciambola, chi prima arriva…

– Ma come fanno le persone a restare magre con tutte le cose buone che mangiano?! Nelle vetrine dei negozi ci sono cose deliziose: dolci, formaggi, salumi…io ingrasso solo a guardarle.

– Sarà pure una città enorme, ma in certe zone la tranquilla vita di quartiere è ancora una cosa seria e i suoi abitanti la custodiscono gelosamente.

– A volte ho l’impressione che la vita qui scorra con una lentezza infinita. Basta prendersela con calma.

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E voi che impressioni avete di Parigi? Cosa vi è rimasto più impresso di questa città?

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Quando le cose cambiano

Mamma mia ragazzi, non scrivo da una vita. Magari qualcuno mi ha dato per dispersa e ha mandato una squadra di ricerche, per poi scoprire che in effetti non ero io ad essermi smarrita, ma l’equilibrio all’interno della mia vita.
Anzi vi dirò, mi sono resa conto che smettere di venire qui e scrivere è stato uno dei segnali che nella mia vita c’era qualcosa che non funzionava. Ma andiamo con ordine.
Tutto è iniziato ormai quasi un annetto fa, non stavo benissimo con me stessa e cercando le cause del mio malessere ho iniziato ad ascoltare una vocina dentro di me (che mi sono poi resa conto essere lì da ben più tempo): quella vocina mi diceva di guardarmi attorno e accorgermi di quanto fossi fuori posto, un’estranea a casa mia. Non ho mai abitato volentieri nella città in cui ho invece vissuto per quasi 15 anni, mi sono sempre sentita come di passaggio, consapevole che non sarebbe stato per sempre. E il tempo ha iniziato a scadere, e il mio già debole legame con questa città si è assottigliato a tal punto da spezzarsi, lasciando nient’altro che una casa dove non mi sentivo più a casa e un forte senso di solitudine. Non voglio suonare patetica e fare quella che si piange addosso (perché di lacrime credetemi ne ho giá versate a sufficienza), ma sono stati mesi difficili in cui ho dovuto imparare ad accettare e ascoltare quello che la mia mente e il mio cuore mi stavano gridando: prepara le valigie Betty, ce ne andiamo di qui.

E così lascio questa città, e con essa lascio il mio lavoro, un lavoro che per molto tempo ho amato alla follia ma a cui non posso più dare me stessa perchè vorrebbe dire rimanere legata a ciò da cui voglio andarmene. È un “non sei tu, sono io”, come nelle migliori storie d’amore che finiscono perchè ci si è amati troppo e poi ad un certo punto uno dei due non sa più amare come prima.

Sono più che consapevole che in un momento come questo quello che sto facendo è un passo stupido, ma è con ogni probabilità la decisione più coraggiosa che io abbia mai preso, forse la prima con cui dimostro a me stessa di volermi bene. Le conseguenze sono tante: devo vendere una casa, trovarne un’altra non so ancora dove, decidere cosa fare della mia vita, trovare un nuovo lavoro… insomma tutte cose terribili, da bollino rosso in autostrada durante l’esodo di ferragosto, da massima allerta meteo, da stato di calamità naturale… ma sono pronta, è ora o mai più.

Tutti mi chiedono con insistenza cosa farò (dai ammettetelo, questa domanda ce l’avevate pronta anche voi) e la risposta è: non lo so. Ho tante idee, confuse per lo più, e sto iniziando solo ora a cercare di capire da che parte (ri)cominciare. Intanto però sul breve periodo una certezza ce l’ho: domani me ne vado a Parigi per una decina di giorni – mi faceva piacere resettare tutto partendo da una città dove non sono mai stata, da una città a cui non è legato ancora nessun ricordo (sono appena stata a Londra per qualche giorno ed è stato un magone dietro l’altro…) e non vedo l’ora di farmi ispirare dall’atmosfera parigina. Anzi già che sono qui a raccontarvi come vanno le cose ne approfitto per chiedervi qualche consiglio: se avete un luogo del cuore in questa città, o pensate che proprio non possa perdermi questa o quella cosa, se conoscete qualcuno con cui dovrei assolutamente prendere un caffè e fare quattro chiacchiere, lasciatemi un commento o scrivetemi un’email a bettycominotti[at]gmail[dot]com – al solo pensiero del vostro aiuto mi sento già una persona più felice.

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Girelle alla cannella (aka tenere lontano dalla portata dei bambini)

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In questa giornata no in cui cerco di ridare carica ed energia al mio stomaco affaticato e alla mia mente incupita, non c’è proprio niente di meglio di qualcosa di buono su cui fantasticare (e solo quello però! con lo stomaco proprio non si scherza). E allora mi è subito venuta in mente questa teglia di girelle alla vaniglia che avevo preparato qualche settimana fa, con la pasta soffice e il ripieno cremoso e profumato…e appena appena alcolico (c’è di mezzo del burro al brandy… non so se mi spiego) Insomma, la scena è più o meno questa: immagino di mangiare una girella, le dita appiccicaticce del ripieno burroso e esce tra uno strato di pasta e l’altro… e in realtà sto mangiando una ciotola di purea di patate lesse, scondita e poco appetitosa. Così tra realtà e immaginazione, cerco di tirarmi su un po’ e curare corpo e mente in un colpo solo. Che dite, funzionerà?
Voi che fate quando siete giù di corda? Avete qualche rimedio efficace?

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Girelle alla cannella con burro al brandy
2 cucchiaini di lievito
120g di zucchero
125ml di latte
2 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo intero + 1 tuorlo
350g di farina
1 cucchiano di cannella in polvere
1 cucchiaino di sale
150g di burro
:
110g di zucchero
70g di zucchero di canna
1 cucchiaio di cannella in polvere
1 cucchiaino di cardamomo in polvere
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 pizzico di sale
2 cucchiai di sciroppo d’acero
100g di burro al brandy fatto ammorbidire (io avevo acquistato questo in Uk, ma si può facilmente preparare mischiando burro e zucchero a velo in parti uguali insieme a qualche cucchiaino di brandy o cognac)
:: Si inizia facendo attivare il lievito: in una ciotola si mischia il lievito con 1/2 cucchiaio di zucchero e circa 70ml di acqua calda e si lascia riposare per una decina di minuti.
Quando il composto è schiumoso e denso, lo si aggiunge in una ciotola capiente insieme allo zucchero, al latte, zucchero di canna, la vaniglia, l’uovo intero e il tuorlo. Si mischiano bene tutti questi ingredienti, poi si aggiungono la farina, il sale e le spezie e si impasta per qualche minuti finché l’impasto non inizia ad assemblarsi. Si aggiunge il burro un pezzetto per volta e si continua ad impastare (a questo punto l’impasto sarà piuttosto appiccicoso) trasferendosi su una superficie ben infarinata e lavorando la pasta per qualche minuto.
Si trasferisce l’impasto in una ciotola leggermente unta, si copre con della pellicola trasparente e con uno strofinaccio e si lascia riposare in un ambiante tiepido per un paio d’ore – l’impasto dovrebbe raddoppiare di volume.

Nel frattempo si può preparare il ripieno, mischiando lo zucchero con lo zucchero di canna, le spezie e il sale e infine con lo sciroppo d’acero, per ottenere un composto granuloso e umido.
Quando la pasta ha riposato a sufficienza, si trasferisce di nuovo su un piano di lavoro infarinato e si impasta per ancora quanlche minuto aggiungendo se necessario una manciata di farina in modo da rendere l’impasto meno umido. Si copre di nuovo con telo e si lascia riposare per una decina di minuti, dopodiché si può stendere la pasta con un mattarello, cercando di ottenere un rettangolo.
Si fa sciogliere il burro al brandy e (tenendone da parte circa 1/4) si spennella la superficie del rettangolo di pasta. Si cosparge la superficie imburrata con il ripieno di zucchero e spezie, lasciando un paio di cm liberi su uno dei lati più lunghi. Si schiaccia bene il ripieno sulla superificie della pasta, poi si arrotola la pasta dal lato lungo, lasciando all’esterno il bordo senza ripieno. Con un coltello molto sottile, si affetta il rotolo in circa 8 dischi di 3-4 cm di spessore, questi vanno traferiti delicatamente in una teglia dai bordi alti ben imburrata, lasciando un po’ di spazio tra una girella e l’altra. Si copre la teglia con della pellicola e si lascia riposare per ancora un’ora, dopodiché si versa il burro al brandy lasciato da parte sopra le girelle e si mette acuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti.

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Un po’ omelette, un po’ frittata. Per niente italiana.

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Stamattina mi sono risvegliata nel mio letto pavese dopo aver trascorso una settimana in Inghilterra per lavoro. Ad accogliermi c’erano 2 pensieri, entrambi abbastanza insistenti. Il primo: questo sarà forse il posto dove abito, ma certo non quello dove vivo – mi sento completa solo lassù, e questo è un guaio. Il secondo: non mangio dalle 4 di ieri pomeriggio e ho talmente fame che il mio stomaco sta iniziando ad autodigerirsi – e il frigorifero è talmente vuoto che ci potrei cantare lo jodel, che è un altro bel guaio. Così mi trascino verso il primo bar per ordinare caffè e briosche, e intanto penso a cosa ho veramente voglia di mangiare una volta tornata in Italia. Un piatto di pasta? un risotto? un trancio di pizza? no, un frittata. E vi giuro che quando mi sono resa conto che il mio desiderio era realmente questo, ho capito di essere proprio una cittadina senza speranza. E quindi che omelette sia.

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Frittata soffice alle mele, timo e bacon
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2 mele gialle
4-5 fette di pancetta tesa, tagliate spesse (in stile bacon all’inglese)
1 cucchiaio di timo
2 cucchiai di miele
1 cucchiaio di olio d’oliva
3 uova
2 cucchiai di farina
2 cucchiai di latte
2 cucchiai di formaggio grattugiato
1 pizzico di sale
1 noce di burro
:: Si tagliano le mele a spicchi togliendo il torsolo (ma non la buccia) e con le fette di pancetta si ricavano dei pezzetti di 3-4 cm circa. Si fa scaldare l’olio in una padella antiaderente e si aggiungono le fettine di pancetta, poi le mele mischiate con il timo e il miele e mescola bene lasciando rosolare bene finché la pancetta è croccante e caramellata e gli spicchi di mela sono soffici ma non spappolati.
nel frattempo si dividono i tuorli d’uovo dagli albumi – questi ultimi vanno sbattuti a neve ferma inisieme ad un pizzico di sale, mentre i tuorli si mischiano con la farina, il latte e il formaggio grattuggiato. Quando questi ingredienti sono ben amalgamati, si aggiungono anche gli albumi a neve incorporandoli delicatamente.
Si fa sciogliere leggermente il burro e ci si unge una terrina da forno. Si versa la crema di uova e si dispongono poi in superficie le mele alternate alle fette di pancetta (ovviamente se la terrina è profonda, le mele tenderanno a sprofondare!). Si mette la frittata a cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa un decina di minuti.

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